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dal 28 Marzo al 4 Aprile 2010

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" i Quattro VANGELI " della CHIESA CATTOLICA , Matteo, Marco, Luca, Giovanni, testi a lettura affiancata scarica i file cliccando sopra Italiano-Latino Italiano-Inglese Italiano-Spagnolo

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dai GIORNALI di OGGI

Cristiana contro il premier "Indifendibile, ora parli la Chiesa" Il direttore Don Antonio Sciortino parla di "emergenza morale"
Il settimanale cattolico era intervenuto anche sul caso Noemi Famiglia

Il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino

- "E' stato superato il limite della decenza". "indifendibile" il comportamento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

La Chiesa italiana, continua Sciortino "non può ignorare l'emergenza morale" di fronte allo scandalo-escort. "Non si può far finta che non stia succedendo nulla, i cristiani

2009-06-24 Rev 1

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L'ARGOMENTO DI OGGI

 

 

CORRIERE della SERA

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2009-06-24

"D'Addario agisce su mandato preciso"
Lei replica: "Smentisco sia accaduto"

Berlusconi: "Mai pagato una donna. Se avessi saputo che era una escort l'avrei subito allontanata"

ROMA - "Dietro l'inchiesta di Bari c'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D'Addario". In un'intervista esclusiva a Chi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi entra nel merito delle indagini avviate dalla procura del capoluogo pugliese, e parla della giovane barese al centro dell'inchiesta. "Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c'è il piacere della conquista" aggiunge. "Non si era reso conto che potesse essere una prostituta d'alto bordo che voleva tenderle una trappola?" domanda il direttore del settimanale Alfonso Signorini al premier. "Se sospettassi di una persona una cosa del genere, le starei lontano mille miglia", risponde Berlusconi.

LA REPLICA: SMENTISCO - In serata Patrizia D'Addario risponde alle affermazioni del premier con una nota alle agenzie. "In una intervista rilasciata ad un settimanale - afferma la barese che ha rivelato di essere stata per due volte a pagamento nella residenza romana di Berlusconi e in un caso di essersi fermata per la notte con il premier - il Presidente del Consiglio sostiene, riferendosi a me, che 'c'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora'. Smentisco che ciò sia accaduto". D'Addario invita quindi "l'onorevole Berlusconi, qualora sia in possesso della minima prova a sostegno della sua affermazione, a volerla trasmettere all'Autorità giudiziaria". "Se così non fosse - conclude - vorrei pregarlo di astenersi da simili affermazioni". Sempre in serata il legale di una delle presunte protagoniste della vicenda, Maria Teresa "Terry" De Nicolò, ha affermato che "è infondata la notizia che vede la mia patrocinata indagata per fatti criminosi collegati alle indagini, tant'è che nei confronti della stessa non è stato ipotizzato alcun reato".

TARANTINI - Nelle dichiarazioni rilasciate a Chi, il premier fa riferimento anche a Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore al centro dell'inchiesta barese su tangenti nella sanità e su un giro di squillo. "Sono un garantista - dice - e per questo sospendo ogni giudizio". "L'ho conosciuto la scorsa estate in Sardegna e mi è stato presentato come un imprenditore serio e stimato - prosegue il premier -. Ora che è al centro di un'indagine penso che per lui, come per ogni cittadino coinvolto in un'azione giudiziaria, debba valere la presunzione di innocenza".

PERQUISIZIONI - Intervistato da Signorini, il premier interviene anche sulla polemica che riguarda il ruolo dei servizi segreti e le foto di Villa Certosa. "Penso che i servizi segreti siano stati occupati in cose più serie delle foto di Zappadu", ironizza il premier. "Nessuno dei miei ospiti - aggiunge poi il Cavaliere - è mai stato sottoposto a una perquisizione personale. Se poi qualcuno abusa della mia cortesia e della mia buona fede e viola la mia privacy, questo è un comportamento che squalifica lui, non me".

"NULLA DI CUI SCUSARMI" - "Non ho nulla di cui dovermi scusare con nessuno. Non c'è nulla nella mia vita privata di cui io mi debba scusare" confessa Berlusconi, approfittandone per chiarire che "sono, invece, in tanti, dagli editori ai direttori dei principali quotidiani italiani, che debbono vergognarsi e che dovrebbero scusarsi con me. Ma non lo faranno certo. Perderanno credibilità e lettori", dice il premier.

"VERONICA? UNA FERITA" - Su Chi il presidente del Consiglio parla anche della sua vita privata e per la prima volta, sottolinea l'anticipazione dell'intervista, affronta l'argomento della separazione da Veronica Lario. "È stata una ferita molto dolorosa. Non so se il tempo potrà rimarginarla". "Quello che è certo - sottolinea il Cavaliere - è che la nostra è stata una grande storia d'amore. E le vere storie d'amore non si cancellano mai. Sono sereno. Sono triste, ma sereno", ammette Berlusconi. Al settimanale Mondadori, il presidente del Consiglio parla anche, si legge nell'anticipazione dell'intervista di Alfonso Signorini, del "rapporto con i figli dopo l'inchiesta di Bari": "Il dolore per il fango che hanno provato a gettarci addosso ci ha unito ancora di più. La risposta di tutti i miei figli di fronte alle incredibili affermazioni del leader dell'opposizione è stata per me la più grande gioia da molto tempo a questa parte". Berlusconi, specifica l'anticipazione, si riferisce alle parole di Dario Franceschini che aveva detto durante la campagna elettorale "fareste educare i vostri figli da Berlusconi?".

FIORELLO - E c'è spazio per due battute anche su Fiorello nell'intervista rilasciata dal premier a Chi. Secondo Berlusconi, lo showman "si è semplicemente dimenticato di aver dichiarato, dopo l'incontro con me, che io gli avevo chiesto di rimanere dov'era. Cioè nel servizio pubblico. Alla Rai"ammette il premier. Il presentatore recentemente ha dichiarato a Vanity Fair: "Mai più a Mediaset".


23 giugno 2009(ultima modifica: 24 giugno 2009)

 

 

Patrizia D'Addario al premier: "Nessun mandante"

E ora la procura indaga
anche sulle feste a Cortina

"Undici anni fa mio padre si è ucciso perché non riusciva a portare a termine il progetto del residence"

Da uno dei nostri inviati Fiorenza Sarzanini

BARI — La replica di Patrizia D'Addario all'accusa del premier di essere stata "mandata e retribuita" è secca: "Smentisco che ciò sia accaduto. Qualora l'onorevole Berlusconi sia in possesso della minima prova a sostegno della sua affermazione, lo invito a volerla trasmettere all'autorità giudiziaria. Se così non fosse vorrei pregarlo di astenersi da simili affermazioni". Reagisce duro la donna. Dopo essere rimasta "blindata" per una settimana, consapevole che ogni sua mossa sarebbe stata controllata e analizzata parla per rispondere "a frasi infamanti". E la rabbia monta "perché le altre si spacciano per ragazze-immagine e prendono soldi, mentre io che ho soltanto raccontato la verità vengo massacrata". C'è soprattutto un punto che Patrizia ribadisce: "Non sono stata io a presentare una denuncia. Il magistrato mi ha convocata perché voleva sapere che rapporti avessi con Gianpaolo e se lui mi avesse portata a palazzo Grazioli. È stato in quel momento che ho deciso di ammettere quanto appariva già evidente".

Il pubblico ministero aveva infatti ascoltato centinaia di conversazioni telefoniche dell'imprenditore barese che ingaggiava squillo da portare a feste e vacanze a Roma e a Villa Certosa in Sardegna. E lei, che in quei colloqui compare spesso, è stata chiamata come testimone. Non nega Patrizia di aver maturato in questi mesi risentimento nei confronti del premier "ma solo perché sono stata ingannata. La seconda volta che l'ho visto, quando ho trascorso la notte con lui, non ho preso soldi: mi sono fidata della sua promessa di aiutarmi a costruire il residence sul terreno della mia famiglia. È il cruccio della mia vita perché mio padre si è ucciso quando ha capito che non sarebbe riuscito a portare a termine quel progetto. Ci aveva investito tutti i suoi soldi, pur di realizzarlo aveva accumulato debiti. Undici anni fa, quando era ormai sull'orlo del fallimento, si è suicidato".

L'inchiesta della Procura di Bari va avanti e trova nuove conferme. Alcune ragazze hanno ammesso quanto emergeva già dalle intercettazioni: fine settimana trascorsi a Cortina in compagnia di facoltosi clienti nelle suite di alberghi di lusso oppure nella villa di un noto industriale. E soprattutto hanno confermato il ruolo di un "mediatore" che avrebbe aiutato Tarantini a organizzare le trasferte. Si chiama Max ed è l'uomo che gli ha presentato Patrizia. Nelle audiocassette che la donna ha consegnato due giorni fa, la voce di Max è stata registrata più volte. A metà ottobre 2008 fu lui a dirle che c'era una festa a Roma e poi la portò da Gianpaolo. L'accordo fu chiuso in meno di un'ora: "2.000 euro per una cena da Berlusconi", anche se poi Patrizia ne prese "soltanto 1.000 perché non ero rimasta". Max era ospite nella villa di Tarantini durante la vacanza in Sardegna nell'estate dello scorso anno e a metà agosto partecipò con lui alla cena per una sessantina di invitati a Villa Certosa. Portarono un gruppo di amici e lì trovarono Sabina Began, la donna ritenuta molto vicina al presidente del Consiglio che gli avrebbe presentato l'imprenditore barese. Un vorticoso giro di eventi mondani nel quale Patrizia è stata coinvolta e che adesso ha contribuito a svelare. "Sapevo che mi avrebbero accusata delle peggiori nefandezze — chiarisce — ma io sono inattaccabile perché ho sempre detto la verità e infatti Berlusconi non può negare le circostanze che ho rivelato. Io non sono in cerca di successo. Avevo soltanto chiesto un aiuto per finire la costruzione di quel residence. I ritardi mi hanno costretto a pagare un mutuo altissimo".

La donna — che il Pdl ha candidato alle elezioni comunali con la lista "La Puglia prima di tutto" — spiega che "tutti erano a conoscenza di quello che facevo per mantenere la mia famiglia, visto che da quando mio padre non c'è più sono io ad occuparmi di mia madre, oltre che di mia figlia. E se ho deciso di raccontare la verità l'ho fatto anche per loro. Ero stata chiamata dal magistrato e volevo che non ci fossero ombre. In questi mesi Tarantini mi ha chiesto più volte di tornare a Roma, gli ho detto di no perché il patto non era stato mantenuto. Lui sapeva che avevo le prove degli incontri e quando casa mia è stata svaligiata ho cominciato ad avere paura. Ho capito che non dovevo nascondere nulla di quanto era accaduto".

Fiorenza Sarzanini
24 giugno 2009

 

 

 

 

LETTERA APERTA

"Silvio, non chiedere scusa a nessuno"

Cossiga scrive al premier: "Non credo che tu sia vittima di un com­plotto, ma delle tue imprudenze e ingenuità"

Caro Silvio, ti scrivo da amico e da politico, non da "amico politico", benché legato a te da un’ami­cizia personale che data dal 1974 e che non è mai venuta meno. Non sono mai entrato nella tua vita privata pur, come tu ben sai, non con­dividendo alcune manifestazioni di essa. Ri­tengo che i giudizi sulla vita privata di una per­sona che non attengano alla funzione pubblica esercitata - e in particolare la vita eufemisti­camente chiamata "sentimentale" ma più esattamente "sessuale" - debbano essere di­stinti dai giudizi politici.

Non mi sembra che il giudizio politico di al­lora e il giudizio storico di oggi abbiano bollato con il marchio dell’infamia John Fitzgerald e Robert Kennedy, le cui attività galanti supera­rono di gran lunga le tue, e ebbero anche aspet­ti inquietanti sui quali la giustizia americana non volle inquisire fino in fondo. E che dire del primo ministro britannico Wilson, che fece no­minare dalla Regina, che non batté un ciglio, alla carica di Pari a vita con il titolo di barones­sa una sua collaboratrice, collaboratrice per così dire, in senso piuttosto lato? E qui mi fer­mo… Ora tu ti trovi, a torto o a ragione, in un brutto impiccio: per motivi "sentimentali" e anche per motivi, diciamo così, mercantili. Vi è chi, movimenti politici e potentati economi­ci, con o senza giornali di loro proprietà, sono terrorizzati che tu possa governare il Paese per altri quattro anni; e sperano che titolari di alte cariche istituzionali, al primo, al secondo o al terzo posto nelle precedenze, riescano a farti uno sgambetto.

Vorrei darti qualche consiglio, anche se so che tu ritieni che pochi consigli possano darti quelli che furono attori o, come me, solo com­parse in quello che tu chiami il "teatrino" del­la politica della Prima Repubblica. È vero che una coincidenza è solo una coin­cidenza, che due coincidenze sono un indizio e che tre coincidenze possono essere una prova. Ma io non credo che tu sia vittima di un com­plotto. E poi, complotto di chi? Dei nostri servi­zi di sicurezza? Ma al loro apice, da Gianni Di Gennaro a Bruno Branciforte e Giorgio Picciril­lo, ci sono dei fedeli e capaci servitori dello Sta­to, sui quali non può gravare alcun sospetto e che sono impegnati, oltre che a svolgere le loro mansioni, ancora a capire, per colpa della leg­ge e del Governo, quali esse siano e quali siano i confini tra le loro competenze e quelle del ser­vizio di informazione e sicurezza militare dello Stato Maggiore della Difesa…

Complotto di un servizio estero? Di Cia o Dia americane? Certo, i mezzi e le competenze li hanno, eccome! E perché mai Barack Obama dovrebbe aver ordinato una tale campagna di "intossicazione"? Perché sei amico di Putin e della Federazione Russa? Ma immaginati. Al­la fine Putin preferirà Obama a te e viceversa. Noi siamo un grande Paese, ma non una gran­de potenza: smettiamolo di crederlo. Io penso che tu sia vittima dell’odio dei tuoi avversari ma anche delle tue imprudenze e ingenuità. L’odio dei tuoi avversari è eviden­te: e non penso al mite e sprovveduto Dario Franceschini, né al freddo, politico e onesto e corretto Massimo D’Alema, anche se si è la­sciato scappare una battuta che più che te e lui sta mettendo nei pasticci il "lotta-" o "lob­by- continuista" magistrato di Bari. Questo odio io l’ho patito sulla mia pelle. Perché a te il noto gruppo editoriale svizzero dà dello sciupa­femmine, ma a me per quasi sette anni ha da­to del golpista e del pazzo, nel senso tecnico del termine…

Lascia stare i complotti, e respingi anche l’odio che è un cattivo consigliere anche per chi ne è oggetto. Vendi Villa La Certosa, o meglio regalala allo Stato o alla Regione Sarda: è indi­fendibile e "penetrabilissima". Lascia anche Palazzo Grazioli, che ha ormai una fama equi­voca e trasferisciti per il lavoro e per abitarvi a Palazzo Chigi. Non chiedere scusa a nessu­no, salvo che ai tuoi figli, quelli almeno che hai in comune con Veronica. Non mi consta che gli altri due grandi sciupafemmine come Kennedy e Clinton abbiano mai chiesto scusa al loro po­polo… Fai la pace con Murdoch: tra ricchi ci si mette sempre d’accordo. Cerca un armistizio con l’Anm: porta alle lunghe la legge sulle inter­cettazioni e quella sulle modifiche del Codice di Procedura Penale e dai ai magistrati un con­sistente aumento di stipendio.

Vuoi, invece, fare la guerra? Allora vai in Parlamento: ma al Senato per carità! E non alla Camera, per non correre il rischio di ve­derti togliere la parola o espulso dall’aula. Tie­ni un duro discorso sfidando l’opposizione, fa presentare una mozione di approvazione delle tue dichiarazioni, poni la fiducia su di essa e, come ai gloriosi tempi della Dc con il Governo Fanfani, fatti votare contro dai tuoi, impeden­do con i voti la formazione di un altro gover­no, porta così il Paese a inevitabili nuove ele­zioni… Perché la guerra è sempre meglio per te, per l'opposizione e per il Paese, di questo rotolarsi nella melma.
Con affetto ed amicizia

Francesco Cossiga
presidente emerito della Repubblica
22 giugno 2009(ultima modifica: 23 giugno 2009)

 

 

 

 

 

 

Un imprenditore racconta: mi ha fatto incontrare Bertolaso e Paolo Berlusconi

Affari e rapporti eccellenti:
la lobby di Tarantini

Il contratto Enrico Intini: una consulenza da 150 mila euro all’anno per "avere accesso a nuove opportunità"

 

Da uno dei nostri inviati Giovanni Bianconi

BARI — L’amicizia con Silvio Ber­lusconi, quel rapporto cordiale co­struito anche con le compagnie fem­minili che portava al seguito, era di­ventata un business per Gianpaolo Tarantini. Il vero "capitale sociale" della sua nuova azienda, la C.G.Con­sulting, inventata dopo la fuoriusci­ta dal settore delle protesi ortopedi­che. Il trentaquattrenne imprendito­re barese voleva diventare un lobby­sta, uno che fa affari procurando affa­ri. E le porte che gli si erano spalanca­te nelle residenze presidenziali — Vil­la Certosa, palazzo Grazioli, Arcore — erano divenute la principale carta da giocare nel suo lavoro. Chi lo afferma non è qualcuno che gli è nemico, anzi.

È uno di quelli che avevano deciso di puntare soldi sul giovane barese trapiantato a Ro­ma; per esempio un contratto di con­sulenza da 150.000 euro all’anno. Si tratta di Enrico Intini, 46 anni, ammi­nistratore delegato di un gruppo che porta il nome di famiglia, raccoglie 44 società, fattura 180 milioni annui e paga 3.400 dipendenti; sede princi­pale a Noci, pochi chilometri a sud di Bari, con succursali a Roma, in altre città italiane e estere. Con la Sma, l’azienda del Gruppo Intini che ha sottoscritto il contratto con la C.G. Consulting, offre sistemi e servizi per la protezione ambientale e la ge­stione di rischi naturali. Su Tarantini, Enrico Intini contava per avere accesso a nuove opportuni­tà. Il "re delle protesi" passato alle pubbliche relazioni non l’aveva por­tato (ancora) da Silvio Berlusconi, ma dal fratello Paolo sì. "Nel settore ospedaliero noi lavoriamo su un bre­vetto per la tracciabilità delle trasfu­sioni, che stiamo sperimentando in alcune regioni ma non ancora in Lombardia, e lì Paolo Berlusconi avrebbe potuto aiutarci", racconta. Era in attesa di una risposta, dopo due incontri avuti col fratello del pre­mier avvenuti circa un mese fa: "Il primo al caffè Strega, in via Veneto a Roma, il secondo a Milano, nella re­dazione de Il Giornale ".

Altro contatto importante è stato quello con Guido Bertolaso, il poten­te sottosegretario alla Protezione civi­le: "Loro hanno una short list, una sorta di elenco riservato di imprese da far intervenire in situazioni di emergenza, e a noi sarebbe piaciuto farne parte". Detto fatto. Alla fine del­lo scorso anno Tarantini ha accompa­gnato Intini da Bertolaso, nella sede romana del Dipartimento: "In quella riunione mi sono limitato all’esposi­zione delle nostre attività, che riguar­dano settori di loro interesse come la prevenzione degli incendi, poi non ho avuto più notizie". In quella e in altre occasioni, la per­cezione di Intini fu chiara: "Questi rapporti di Tarantini derivavano dal­la sua conoscenza di Berlusconi. Non c’è dubbio. Stiamo parlando di una frequentazione con un uomo poten­te, molto potente, e per un aspirante lobbysta è il massimo". Come altri che lo conoscono bene, anche il re­sponsabile del Gruppo Intini ricorda che l’imprenditore barese non face­va mistero di questa amicizia. Anzi, se ne vantava fin troppo. "Il capo del governo era il suo 'negozio', e lui non è mai stato una persona riserva­ta, tutt’altro.

Si dice che il segreto del successo è il segreto, ma Tarantini non ha seguito questo motto. Non riusciva a trattenere la gioia di aver imbastito questa relazione, e ormai c’era la fila per parlare con lui. Ovvia­mente per avere un aggancio con Ber­lusconi ". È ciò che gli ha fatto fare il passo più lungo della gamba, come riferi­scono i suoi amici. "È partito troppo veloce — spiega Intini —, forse avrebbe fatto meglio a cominciare con l’amicizia di qualche assessore, anziché del capo del governo in per­sona. Io che ho subito diversi traumi da crescita ho imparato a salire gradi­no dopo gradino. Non sono vittima dell’abbaglio dell’affare, ho i miei pia­ni industriali e mi affido a quelli. An­che perché non ho relazioni tali da comprare un certo tipo di rapporti". Ecco il motivo per cui, dopo aver­lo conosciuto un paio d’anni fa in una cena barese, l’amministratore del Gruppo Intini ha deciso di inve­stire del denaro sulle opportunità che poteva offrirgli quell’imprendito­re che diceva di essere tanto amico di Berlusconi. E che aveva dimostra­to di poterne ricavare relazioni im­portante. Mai sospettato che quel le­game passasse anche dalle belle ra­gazze con cui si presentava a casa del premier, come ammesso dallo stesso Tarantini? "Sinceramente no, non me ne ha mai parlato né io gliel’ho mai chiesto. Però Bari è una città pic­cola, e un po’ di chiacchiericcio sul suo conto c’era. Il cambiamento del­lo stile di vita si vedeva. Ma certe co­se è meglio non saperle", conclude Intini. E ride.


24 giugno 2009

 

 

 

 

 

 

Intercettate le telefonate con il premier

Le conversazioni di Tarantini. Nuovi nastri di Patrizia, l’ipotesi di interrogare le guardie del corpo

BARI—Silvio Berlusconi ha parlato più volte al telefono con Gianpaolo Tarantini. La voce del premier è stata intercettata mentre si intrattiene con l’imprenditore accusato di aver portato alle sue feste ragazze a pagamento e per questo indagato per il reato di induzione alla prostituzione. Diversi colloqui che hanno, come confermano alla procura di Bari, "un tenore scherzoso, conviviale". E servono per accordarsi sulle serate, cene e vacanze da trascorrere insieme. Di ben altro tenore sono invece le audiocassette che Patrizia D’Addario ha consegnato ieri alla Guardia di Finanza. Sei nastri incisi dall’ottobre scorso ad oggi che contribuiscono a ricostruire i suoi rapporti con Tarantini e con lo stesso premier. E aggiungono nuovi dettagli al racconto delle due serate trascorse a palazzo Grazioli e della notte passata in compagnia del premier, mentre negli Stati Uniti veniva eletto Barack Obama. Ma non solo: Patrizia ha indicato il nome di una sua amica che ha assistito alla consegna del curriculum a Tarantini, "quando mi disse che mi avrebbero candidato alle elezioni europee".

La donna andava agli appuntamenti con il registratore sempre in borsa. Lo accendeva anche prima di effettuare telefonate ritenute importanti. Come quella del 7 giugno scorso con Barbara Montereale, l’amica che era con lei la seconda volta "e faceva coppia con me per alcuni lavori, per esempio quando siamo andate per un mese a Dubai e siamo state anche con uno sceicco". Quel giorno Patrizia è impaurita perché ha subito un furto e ritiene che si tratti di un avvertimento "perché — ha ribadito ieri — avevo detto a Tarantini che avevo le prove degli incontri con Berlusconi". Chiama la ragazza e si sfoga. Poi le parla di quanto accaduto il 4 novembre 2008, le chiede se ricorda "comemi accarezzava, mentre eravamo sul divanetto. E come accarezzava te e guardava me". Lei conferma: "Lì c’era lo schifo, faceva tutto davanti alle guardie".

Il riferimento agli uomini della sicurezza è esplicito e adesso appare scontata una convocazione davanti ai magistrati proprio per riscontrare questo racconto. Anche perché le tre ospiti — c’era anche una terza donna, Lucia Rossini — hanno scattato diverse fotografie all’interno del bagno e la stessa Patrizia ha immortalato anche la camera da letto. Due settimane fa, quando fu convocata dal magistrato che aveva intercettato le sue conversazioni con Tarantini e voleva chiarimenti sulla natura del loro rapporto, la D’Addario aveva già consegnato la registrazione che documenta alcuni momenti della nottata trascorsa a palazzo Grazioli. In quell’occasione la donna ammise di essere stata ingaggiata a metà ottobre in cambio di 2.000 euro "ma ne presi soltanto 1.000 perché non era rimasta". E di essere poi stata ricontattata dopo due settimane.

Nelle cassette depositate ieri si sente Gianpaolo che la richiama il 27 gennaio scorso "perché lui ti vuole". Lei chiede: "Ma devo andare a Roma?" e poi rifiuta. Le registrazioni documentano i contatti dell’imprenditore con Patrizia e il suo tentativo, poco dopo la prima trasferta romana nella residenza presidenziale, per farle avere un incontro a pagamento con suo fratello Claudio. La donna si mostra disponibile, ma quando l’uomo la chiama e cerca di fissare l’appuntamento lei risponde di "no". Alcune telefonate registrate da Patrizia erano già conosciute dai magistrati che avevano sotto controllo il telefono dei fratelli Tarantini nell’ambito dell’inchiesta su mazzette che avrebbero pagato per ottenere appalti nel settore delle forniture ospedaliere. Conversazioni che rivelano quanto ampia e trasversale fosse la rete di Gianpaolo. Assidui vengono definiti i contatti con il vicepresidente della Regione Sandro Frisullo, del Partito Democratico, che avrebbe discusso con l’imprenditore di donne e affari. Attraverso i loro colloqui gli investigatori della Guardia di Finanza avrebbero ricostruito almeno due appuntamenti in un ristorante del centro e la visita in un appartamento dove si sarebbero svolte feste con ragazze pagate proprio da Tarantini. Nella girandola di contatti sarebbero emersi legami diretti anche tra il politico e Terry De Nicolò, la quarantenne barese trapiantata a Milano che avrebbe a sua volta provveduto a portare ragazze alle feste di Berlusconi.

Fiorenza Sarzanini
23 giugno 2009

 

 

 

 

"Gianpaolo disse: tutti invitati
A villa Certosa senza controlli"

Parla Mannarini, l'ex collaboratore del re delle protesi

BARI—"A Villa Certosa siamo entrati senza essere sottoposti ad alcun controllo. Abbiamo superato tre varchi dove c’erano addirittura dei blindati, ma nessuno ci ha perquisito né ha controllato nelle borse delle signore". Alessandro Mannarini, 35 anni, è indagato nell’inchiesta della procura di Bari per detenzione di sostanze stupefacenti. Ex amico e collaboratore di Gianpaolo Tarantini, ha trascorso l’estate del 2008 nella splendida dimora che l’imprenditore barese aveva affittato a Porto Cervo. Ma sulle ragazze portate a casa del premier giura di non sapere nulla. "Perché—spiega—il 6 settembre i nostri rapporti si sono interrotti ". La vita spericolata del "re delle protesi " ha però avuto modo di conoscerla bene: "Sono amico d’infanzia della moglie e con lui mi frequentavo da quando si sono sposati". E adesso ricorda quella festa "poco prima di ferragosto alla quale Gianpaolo fu invitato e decise di portarci". Ma soprattutto conferma quanto i magistrati avevano già evidenziato: gli accessi incontrollati nelle dimore del presidente del Consiglio. "Ho fatto un video e scattato foto con il telefonino ", ricorda, confermando così l’eventualità che molte altre persone— soprattutto tra le ragazze invitate per feste e vacanze—possano avere materiale analogo.

I magistrati lo hanno convocato dopo aver ascoltato le telefonate intercettate sul suo telefonino durante quei due mesi trascorsi in Sardegna. Numerose conversazioni durante le quali si fa riferimento alla droga. "Chiarirò tutto — assicura Mannarini—perché quel telefono era a disposizione della casa e dunque è possibile che non fossi io a parlare ". Lo ha detto anche al magistrato, aprendo così la strada ad altri accertamenti che riguardavano il proprietario della villa, Tarantini appunto, e gli altri suoi ospiti. Gli indizi sull’utilizzo della cocaina sono più d’uno. Lo stesso imprenditore in una conversazione promette ad una ragazza una notte di sesso e droga. Mannarini si chiama fuori: "Sono fatti suoi, ognuno risponde di sé, ma io di coca in quella casa non ne ho mai vista, altrimenti avrei buttato tutti fuori ". In realtà le verifiche riguardano i numerosi eventi organizzati nella villa. Feste con centinaia di ospiti alle quali avrebbe partecipato anche un ragazzo di nome Nick, sospettato di essere un pusher della Bari che conta. Come il "white party" che lo stesso Mannarini si premurò di organizzare. "Accuse infondate— giura lui—millanterie. L’obbligo per gli ospiti era soltanto quello di essere vestiti di bianco".

Nessuna imposizione c’era invece per accedere a Villa Certosa: "Un giorno, verso le 18, Gianpaolo ci disse che eravamo tutti invitati da Berlusconi. In casa eravamo una decina,ma poi lui, generoso come al solito, fece aggiungere anche altri". Mannarini non sa se il premier avesse chiamato direttamente "però ricordo che comunicò a qualcuno i nomi degli ospiti che si erano accodati ". Dice di non essersi affatto stupito "perché noi lì frequentavamo anche persone più importanti". Ma "escluderei che il tramite fra i due possa essere stata Sabina Began, io la conosco e non credo sia andata così". "Alla cena—ricorda—eravamo una sessantina di persone, tutte sedute intorno allo stesso tavolo. Io sono capitato proprio di fronte a Berlusconi. Vicino a me c’era una ragazza e subito dopo Gianpaolo". Aveva portato ragazze? "Lo escluderei, perché quella sera c’era sua moglie". E all’ingresso non siete passati neanche sotto i metal detector? "No. Abbiamo lasciato le auto tra il primo e il secondo portone e siccome bisognava fare circa sei chilometri per arrivare su, ci hanno portato con le macchinette elettriche come quelle del golf". Durante il suo interrogatorio Mannarini, assistito dall’avvocato Marco Vignola, ha fornito i dettagli di quella festa e ha aggiunto che "qualche giorno dopo Gianpaolo fu invitato di nuovo a pranzo perché c’era Abramovich". Poi conferma come le domande mirassero a "conoscere i rapporti tra Tarantini e Berlusconi, ma anche quelli con altri politici, volevano sapere con chi facesse affari ". E lei? "Ho detto che il nostro rapporto si era interrotto, ma avevo saputo che continuava a vedere il premier. Me lo raccontò un amico e io risposi "buon per lui"". Soltanto questo? "Il magistrato mi ha chiesto di Sandro Frisullo. Io ho risposto che lo conosco personalmente perché è di Lecce e li ho visti qualche volta passeggiare insieme. Ma che cosa si siano detti io proprio non lo so".

F. Sar.
23 giugno 2009

 

 

 

"Non capisco la D’Addario
Forse l’hanno incastrata"

Nell’inchiesta di Bari compare anche Manila Gorio, transessuale 28enne conduttrice di reality su Teleregione

BARI—"Patrizia D’Addario? È la mia migliore amica, ma di questa storia non mi aveva anticipato nulla. L’ho letta sui giornali e non riuscivo a crederci". Nell’inchiesta sulle squillo portate nelle residenze del premier fa la sua comparsa anche Manila Gorio, transessuale barese di 28 anni, conduttrice di reality su Teleregione, che infatti rivendica di aver "creato la Mediaset del sud".

"Sono allibita—dice —perché Patrizia ha sempre avuto il pallino di diventare famosa, ma non capisco perché abbia fatto tutto questo. Non vorrei che fosse stata costretta, che sia stata incastrata da qualcuno. La scelta di non dirmi nulla comunque la comprendo, perché lei ha sempre avuto un lato buio, una parte della sua vita che voleva tenere per sé. Noi siamo amiche per la pelle, io l’ho fatta lavorare spesso in tv". Gorio qualche giorno fa aveva detto che "a Bari tutti sapevano che questa organizzazione faceva la spola". Adesso chiarisce: "Sapevo che c’era Angela Sozio, anche lei è una mia amica, ma non avevo idea che fossero tutte coinvolte. Lavoravano con me, ma non mi hanno mai detto nulla".

F. Sar
23 giugno 2009

 

 

 

"Le feste? Lavoriamo 16 ore al giorno"

Sestino Giacomoni, deputato e consigliere del premier, delle stanze di palazzo Grazioli dà tutt’altra immagine

ROMA—Lui conosce un altro palazzo Grazioli. Non quello del via vai di belle ragazze, delle cene e delle feste. Lui, Sestino Giacomoni,(foto) deputato e consigliere personale del premier, di quelle stanze dà tutt’altra immagine: luoghi dove si lavora "per 16 ore al giorno", con "5 segretarie, con 10 addetti all’ufficio studi e all’ufficio stampa, con il personale di servizio e con gli addetti alla sicurezza", da mattina a notte fonda.

"A occhio e croce—dice —ho trascorso con il presidente almeno 12 mila ore negli ultimi 4 anni. Forse è per questo che —scherza —, non potendone più della mia presenza quotidiana, non mi ha mai invitato a queste fantomatiche feste...". Ma è vero che "un venerdì al mese, o quando è in vacanza, il premier si concede delle cene con gli amici di sempre. Sono momenti suoi privati e non vedo lo scandalo se a volte a questi eventi sono invitate delle gentili signore". E le testimonianze, le foto? "A parte il fatto che tutto deve essere provato, io dico: ma scherziamo? Berlusconi è persona giocosa, socievole, ama cantare, parlare, divertirsi e far divertire. E sicuramente ama anche sedurre, piacere: figuriamoci se può anche lontanamente immaginare di pagare una donna...". Insomma, "ci sono momenti della vita privata di una persona che tali devono rimanere perché non fanno danno a nessuno", e ci sono tutti gli altri, cioè le "18 ore di lavoro quotidiano alle quali il presidente si sottopone".

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E se il ritmo è questo, "come dimostrano i fatti, basta guardare al caso Alitalia, a come è stata risolta la crisi della spazzatura a Napoli, a come viene capillarmente seguita l’emergenza terremoto o la preparazione del G8", non si capisce "nemmeno quando e come il presidente avrebbe potuto dedicarsi alle feste". Insomma, Giacomoni non ha dubbi: Berlusconi non ha proprio "niente da dover spiegare, o chiarire. Qui c’è solo, come ha detto lui, spazzatura di cui altri si debbono vergognare".

Paola Di Caro
23 giugno 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I pm di Bari: "Accesso incontrollato
nella residenza del premier"

Si parla di giovani reclutate a Milano, Padova, Bologna, Lecce e Barletta. Il ruolo della "reclutatrice" De Nicolò

BARI - Prima di entrare nei saloni di Palazzo Grazioli le ragazze non venivano sotto­poste ad alcun controllo. So­no state le stesse giovani por­tate alle feste dietro compen­so a confermarlo di fronte ai magistrati baresi che adesso parlano di "accesso incontrol­lato " nella residenza di Silvio Berlusconi. In Procura la circo­stanza viene ritenuta "molto preoccupante" e adesso si in­daga per capire se altre ospiti - oltre a Patrizia D’Addario e alle sue amiche - possano aver scattato foto o effettuato registrazioni all’interno della residenza di via del Plebisci­to. Gli accertamenti riguarda­no infatti "altri episodi di pro­stituzione ", squillo che l’im­prenditore Gianpaolo Taranti­ni avrebbe coinvolto negli eventi. Non era l’unico.

Un ruolo chiave nel recluta­mento viene assegnato dai pubblici ministeri a Terri De Nicolò, barese di 40 anni tra­piantata a Milano, pure lei in­dagata per gli stessi reati. Sa­ranno proprio gli inquirenti lombardi a dover ricostruire la sua "rete", i contatti, i soldi versati per portarle a Roma e nella residenza di villa Certo­sa. I nomi si moltiplicano, co­sì come le circostanze da veri­ficare. La stessa Barbara Mon­tereale, che la prima volta era stata a Palazzo Grazioli il 4 no­vembre, ha detto di essere an­data in Sardegna a metà gen­naio e di aver trovato molte al­tre ragazze. "Berlusconi mi re­galò 10.000 euro", ha aggiun­to. E poi c’è la vacanza natali­zia con la festa di Capodanno alla quale partecipò Noemi Le­tizia con l’amica Roberta e al­meno una ventina di altre ospiti. Si parla di giovani re­clutate a Milano, Padova, Bo­logna, ma anche a Lecce, Bar­letta. Di certo ce n’è una che dopo aver confermato di esse­re stata pagata per andare nel­la residenza romana, ha chie­sto al magistrato il permesso per poter andare all’estero "per un po’, perché temo per la mia sicurezza".

Tarantini nega che i soldi versati alle donne fossero il prezzo dell’ingaggio, giura che si è trattato soltanto di un rimborso spese, ma in Procu­ra ripetono che quanto emer­ge dalle intercettazioni - ed è stato poi confermato dalle dirette interessate - è ben di­verso. Alcune giovani avreb­bero infatti ammesso di aver preso 500 euro. La prima vol­ta che è stata nella residenza romana - era il 15 ottobre 2008 - Patrizia D’Addario aveva concordato 2.000 euro, ma ha detto di averne ricevuti "soltanto 1.000 perché non ero rimasta". Dalle carte dell’inchiesta, Tarantini emerge come un personaggio affascinato dal potere e soprattutto interessa­to a far prosperare le sue aziende grazie ai rapporti con i politici, anche locali. Diverse telefonate coinvolgono Ales­sandro Frisullo, il vicepresi­dente della Regione e assesso­re all’Industria, del Partito de­mocratico. I due avrebbero parlato di incontri ai quali far partecipare le ragazze e l’im­prenditore lo avrebbe invita­to in una casa dove sarebbero stati organizzati alcuni festi­ni.

Gli accertamenti svolti in queste ore riguardano poi le mazzette che Tarantini avreb­be versato per ottenere gli ap­palti. Il sospetto è che abbia mascherato il suo ruolo finan­ziando alcuni eventi. La Guar­dia di Finanza sta verificando se abbia pagato lui una cena elettorale che si è svolta alla fi­ne di marzo 2008 proprio a Ba­ri per la presentazione dei can­didati al Parlamento e alla quale avrebbero partecipato alcuni titolari di aziende del settore farmaceutico, lo stes­so dove lui operava con la sua Tecnohospital. Era presente lo stesso Frisullo e anche Mas­simo D’Alema - che con Ta­rantini non ha invece alcuna conoscenza - avrebbe fatto una breve apparizione. Oggi Patrizia D’Addario consegnerà alla Guardia di Fi­nanza altre sei cassette con le sue registrazioni. "Ma il suo racconto - fanno sapere in Procura - ha già trovato ri­scontro".


22 giugno 2009(ultima modifica: 23 giugno 2009)

 

 

 

 

Patrizia, le telefonate e le intercettazioni
"Lui ti vuole vedere, devi tornare a Roma"

I colloqui tra Patrizia D'Addario, Silvio Berlusconi, l'amica Barbara e Gianpaolo Tarantini

BARI - Il 27 gennaio scorso Patrizia D’Addario ricevette un nuovo invito per andare a palazzo Grazioli. Fu Gianpaolo Tarantino a proporle di tornare a Roma "perché lui ti vuole ". Le sue parole sono rimaste incise in un nastro che la donna ha registrato. Ci sono sei audio-cassette che aggiungono dettagli sui rapporti tra la candidata alle elezioni comunali con la lista "La Puglia prima di tutto" e l’imprenditore barese accusato di aver portato ragazze-squillo alle feste di Silvio Berlusconi. Nelle telefonate con Barbara Montereale - l’altra donna che ha ammesso di essere stata pagata per andare nella residenza presidenziale romana e a villa Certosa - spunta anche il nome di Noemi Letizia. Non è l’unica novità. Oltre a Patrizia, anche Barbara sarebbe riuscita a scattare alcune foto all’interno della residenza romana. Quando ha deciso di uscire allo scoperto e raccontare le due serate trascorse con il premier, la D’Addario ha spiegato che registra tutti gli incontri importanti "perché in passato ho avuto seri problemi con un uomo e so che questo mi serve a dimostrare che dico la verità". Una "mania" che si sta rivelando utile per ricostruire quanto è accaduto negli ultimi mesi.

La prima volta: "Siedi qui vicino a me"
Si torna così a quanto accade dopo il 15 ottobre 2008. Quel giorno Patrizia D’Addario avrebbe varcato per la prima volta il portone di palazzo Grazioli. Le tappe del viaggio le ha ricostruite lei stessa davanti al magistrato: volo da Bari fino a Roma, trasferimento in taxi verso un albergo di via Margutta, spostamento all’hotel De Russie dove Gianpaolo attende la stessa Patrizia insieme alla sua amica Barbara Montereale. Lì c’è una terza ragazza. Le disposizioni sono ferree: vestito nero e trucco leggero. Salgono in una berlina con i vetri oscurati e partono alla volta di via del Plebiscito. "Alla guida dell’auto - ha aggiunto - c’era Dino, l’autista di Gianpaolo". Un dettaglio apparentemente insignificante, che però serve a riscontrare la sua ricostruzione. Alla festa ci sono una ventina di donne. "Ma Berlusconi - assicura Patrizia - fu colpito da me. Mi si avvicinò e cominciammo a parlare". Il registratore comincia a girare. Dopo poco Berlusconi la prende per mano: "Tu siedi qui vicino a me". L’indomani Patrizia è a Bari. Ha rifiutato di rimanere per la notte e per questo il suo cachet è stato dimezzato. Ma Tarantini le offre un’altra chanche. La chiama per sapere se ha ricevuto telefonate. Lei dice che hanno chiamato con un numero anonimo ma non ha risposto. "Invece devi farlo - le spiega l’imprenditore - perché lui ti chiama da Roma e il numero non compare. Mi ha detto che voleva rivederti la prossima settimana, quindi tesoro rispondi". La donna appare compiaciuta: "Quindi se dobbiamo andare a Roma andiamo insieme?". Tarantini la rassicura: "Certo Alessia". È il nome di copertura che lei stessa aveva scelto quando si sarebbe presentata a Berlusconi.

La notte di Obama e le frasi alla stampa
La seconda volta, quando accetta di rimanere a palazzo Grazioli, Patrizia non solo registra, ma riesce a scattare numerose foto. Materiale che la scorsa settimana ha consegnato alla magistratura. Le sue dichiarazioni sono state ora confermate da Barbara. Con loro c’è una ragazza pugliese, Lucia Rossini. Racconta Patrizia: "Indossavo un bellissimo abito di Versace che mi era stato regalato in un atelier di Bari dove lavora una mia amica. Loro erano sul divano. Lui le accarezzava, ma guardava me. Poi decise che dovevo rimanere sola con lui e le altre andarono via con Gianpaolo". Ci sono nastri che raccontano dettagli intimi. Ma nel verbale è rimasto anche il ricordo della mattina successiva: "A un certo punto mi disse che doveva allontanarsi per fare una dichiarazione ai giornalisti sull’elezione del presidente americano. Mi disse di aspettarlo perché voleva fare colazione con me. Io andai in bagno, feci le fotografie, poi attesi il suo ritorno". Prima che arrivi il vassoio, il registratore ricomincia a girare. Si sente una voce maschile chiedere: "Vuoi the o caffè?". Poi altre frasi. Fino a quando Patrizia sta per uscire: "Berlusconi mi disse che mi avrebbe accompagnato un suo segretario. Mi fecero salire su un’auto per uscire dal palazzo. L’uomo mi disse che lavorava con Miti Simonetto". Il nastro con incise queste parole è già a disposizione della Procura di Bari.

L’incontro registrato: "È stato carino?"
Quando torna all’hotel Valadier Patrizia trova Barbara. L’amica le chiede se le sia stata consegnata una busta e dice che lei ha ottenuto soltanto mille euro. "Quando andai a villa Certosa - aggiunge adesso la Montereale - Berlusconi mi regalò 10.000 euro". Insieme vanno all’hotel De Russie dove le attende Tarantini. Il registratore di Patrizia ricomincia a girare.
"È andato tutto bene? Mi sembri un po’ stanca", afferma lui.
"No, tutto benissimo", assicura lei.
Le due donne ripartono per Bari in aereo. Quando Patrizia riaccende il suo cellulare il servizio "Losaidi- Tim" l’avvisa di una chiamata dal numero che la donna dice essere "il telefonino privato di Berlusconi". Dopo qualche ora, una nuova chiamata. Il numero è lo stesso. Patrizia risponde e registra la conversazione. "Bambina mia!" è il saluto di lui. Poi le domanda come mai abbia la voce rauca. Lei spiega che "sono state le docce". Parlano ancora, lui le chiede di tornare a Roma. In serata chiama Tarantini. Anche lui si stupisce per la voce rauca di Patrizia. Lei fornisce la stessa motivazione e aggiunge: "Mi ha detto che andava a Mosca e poi mi richiamava".
"È stato carino?", chiede l’imprenditore.
"Sì, sì. Ma tu dove sei?".
"Sono a Lecce. Ciao tesoro".

Il nuovo invito: "Ti vuole vedere"
Patrizia sostiene di aver atteso invano che Berlusconi mantenesse la promessa di inviare due persone per risolvere la sua pratica edilizia. E di avere per questo rifiutato tutti gli inviti di Tarantini. Mentre a metà gennaio Barbara partiva con destinazione villa Certosa, lei si negava. Ma Tarantini continuò a insistere. Il 27 gennaio scorso la chiama al telefono: "Ti vuole vedere la prossima settimana a Roma". Lei fa la preziosa: "Non lo so, io avevo chiesto di rispettare la promessa".
"Ha chiesto di te".
Appena due settimane prima Patrizia aveva incontrato Dino, l’autista dell’imprenditore, che l’accompagnò a verificare se la sua pratica al Comune fosse stata sbloccata. Scoprirono che invece era tutto fermo.

"Noemi ha la foto che ha dato a tutte"
Il tempo passa e non accade nulla, la rabbia di Patrizia monta. La donna fa sapere a Tarantini di avere "le prove delle serate a Roma". Ad aprile viene candidata nella lista "La Puglia prima di tutto". Ma quando Berlusconi arriva a Bari per presentare le liste, gli uomini della sicurezza e del partito le impediscono di entrare nella sala. Quanto basta perché Patrizia decida che "la mia avventura era terminata". Chiama Barbara, vuole capire se Tarantini le ha riferito qualcosa. Le racconta di aver "visto lui" soltanto in strada, davanti all’hotel Palace: "Mi ha abbracciata e baciata". Non è vero, ma lo dice per far ingelosire l’amica. Poi le chiede: "Tu hai ancora le foto di quando siamo andate a Roma?". Barbara risponde convinta: "Certo! C’ho le foto del bagno e pure quelle del soggiorno".
Patrizia passa ad altro argomento: "È arrivato lo sceicco, quello di Dubai".
Barbara si mostra interessata: "Ma ce li dà i soldi?".
Poi ritornano sulla vicenda che riguarda Berlusconi. Barbara s’informa: "Ma tu vuoi fare come Noemi? Quella deve fare il Festivalbar. Mi hanno detto che adesso le fanno fare la televisione". E ancora: "Hai visto Noemi che lui gli ha dato la foto come ce l’abbiamo noi? La foto sua, quella firmata. Allora la dava a tutte". Parlano ancora del risentimento di Patrizia, che chiede a Barbara della seconda volta che sono andate a palazzo Grazioli. "Ti ricordi come mi corteggiava?", domanda. L’amica risponde: "Tutto davanti alle guardie del corpo. Uno schifo. Tu sei un’altra come Noemi che gli può fare male".


21 giugno 2009(ultima modifica: 22 giugno 2009)

 

 

 

 

 

Tarantini: mai pagato ragazze per le feste

"Mi scuso con il premier". Gli accertamenti si allargano ad altre città dove le squillo sarebbero state reclutate

BARI - C’era Gianpaolo Tarantini alle feste di Silvio Berlusconi ed era sempre accompagnato "da alcune mie amiche". Ma l’imprenditore pugliese indagato per induzione alla prostituzione dice di non "aver mai corrisposto soldi a chi mi accompagnava se non per rifondere le spese di viaggio e di soggiorno". E comunque - sostiene - "è assolutamente fuori discussione che il presidente Berlusconi possa essere stato a conoscenza di questi miei rimborsi". Dopo aver assistito in silenzio alle rivelazioni di Patrizia D’Addario di essere stata pagata per trascorrere due serate a palazzo Grazioli, l’imprenditore decide di affidare la sua difesa ad un comunicato che viene diffuso alle 23 di ieri sera e nel quale chiede anche "pubblicamente scusa" al premier "per averlo involontariamente danneggiato". Lo fa il giorno dopo la conferma fornita da Barbara Montereale, la ventitreenne che Patrizia coinvolse e in seguito fu portata anche a villa Certosa dallo stesso Tarantini. Non è l’unica.

Anche Lucia Rossini, la terza ragazza che partecipò alla cena la sera del 4 novembre, ha ammesso di essere stata nella residenza del premier e di aver ricevuto un compenso. "Avendo ricevuto inviti da parte del presidente Silvio Berlusconi - afferma Tarantini nella nota - ho ritenuto di farmi accompagnare da alcune mie amiche per fare bella figura e mettermi in evidenza". È una tesi che la Procura non sembra ritenere veritiera. "L’indagine è seria", ribadiscono. Oltre agli interrogatori delle ragazze che forniscono dettagli sui loro viaggi a Roma e in Sardegna, gli accertamenti si allargano alle altre città dove le squillo sarebbero state reclutate. Nel registro degli indagati è stata iscritta Terry De Nicolò, una barese di 40 anni che si è trasferita a Milano e proprio lì avrebbe contattato ragazze da portare agli eventi mondani. Anche nei suoi confronti sarebbe stato ipotizzato il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione. Il fascicolo che la riguarda dovrebbe essere trasmesso per competenza alla Procura del capoluogo lombardo nei prossimi giorni. Si sa che proprio seguendo questo filone è stata individuata una giovane che si faceva chiamare Clarissa e partecipava alle feste del premier.

Un’altra, Eva, è stata rintracciata a Bologna. Del resto davanti agli investigatori sono state le stesse giovani ad ammettere, sia pure tra mille reticenze, i loro viaggi a pagamento negli ultimi mesi, anche per altri incontri. Durante il suo interrogatorio durato oltre tre ore, Barbara ha prima affermato di essere una "ragazza-immagine", ma poi ha dovuto ammettere le "trasferte ". Del resto i dubbi sulla sua attività erano già emersi dagli accertamenti svolti dagli investigatori che hanno scoperto un viaggio a Dubai insieme a Patrizia e un altro in un casinò del Montenegro insieme a Lucia Rossini. Secondo l’ipotesi dell’accusa Tarantini avrebbe usato le ragazze per ottenere favori e appalti dai politici. Fra loro anche il vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo del Partito democratico. Il suo nome sarebbe stato accostato proprio a quello di Terry De Nicolò, ma lui ha smentito di conoscerla.

F. Sar.
21 giugno 2009

 

 

 

 

 

"Botte dal mio ex, pensava avessi fatto le stesse cose"

Bari, interrogata la seconda ragazza
"Anch'io pagata per andare alle feste"

L'amica di Patrizia: "Non mi sono fermata a Palazzo Grazioli, lei sì. Lei ha 42 anni ed era al­l'ultima spiaggia"

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

BARI - Il racconto di Patri­zia D’Addario trova una nuova conferma. Arriva dall’altra ra­gazza che Gianpaolo Tarantini avrebbe ingaggiato per trascor­rere le due serate nella residen­za romana di Silvio Berlusconi. La prima si sarebbe svolta a me­tà ottobre. La seconda il 4 no­vembre, giorno dell’elezione di Barack Obama. Durante l’inter­rogatorio che si è svolto in una caserma della Guardia di Finan­za, la giovane ha ammesso i viaggi a Roma, i trasferimenti, le soste negli alberghi. E pure lei ha detto di essere stata paga­ta.

Il racconto di Barbara M.
Barbara M. (omettiamo il co­gnome perché si tratta di una testimone e il suo verbale è sta­to segretato per ordine del pub­blico ministero), ha 23 anni. Gli investigatori l’hanno prele­vata ieri mattina alle 8 nella sua abitazione. Tre ore di do­mande per ricostruire i dettagli dei due incontri avuti con il premier. Le sue dichiarazioni coincidono con quelle della donna che era stata candidata alle elezioni comunali con la li­sta "La Puglia prima di tutto" schierata con il Pdl, e invece ha deciso di rivelare i suoi incon­tri con il presidente del Consi­glio. Nuova verifiche dovranno adesso essere compiute per ot­tenere i riscontri. I primi accertamenti avreb­bero consentito di verificare che Patrizia D’Addario è effetti­vamente salita sui voli che ave­va indicato ed ha alloggiato in­sieme all’amica negli alberghi di Roma che erano stati indica­ti loro proprio da Tarantini. La stanza non sarebbe stata regi­strata a loro nome, ma entram­be hanno consegnato i docu­menti alla reception. In partico­lare, il 4 novembre, furono ac­colte all’hotel Valadier e da lì sa­rebbero state poi portate a Pa­lazzo Grazioli. È questa la circo­stanza più difficile da ricostrui­re perché riguarda la dimora privata del presidente del Con­siglio. Durante l’interrogatorio Bar­bara ha chiarito di essere anda­ta via al termine della serata e di aver lasciato Patrizia nella re­sidenza del premier. Ha indica­to le modalità, ha ricordato i particolari dei due eventi, an­che il nome dell’autista e il tipo di automobile utilizzata. Su que­sti particolari si stanno concen­trando adesso gli accertamenti dei finanzieri, per escludere che le due possano essersi mes­se d’accordo. Barbara dice di es­sere spaventata, quasi grida quando afferma che "questa storia mi demolisce perché ho solo 23 anni, non posso permet­termi di portare addosso un’eti­chetta così". Non vuole rilevare l’entità del compenso, però afferma: "Certo che ho preso soldi. Io non faccio per piacere di anda­re alle feste di non so chi. Io per piacere vado alle feste dei miei amici, di mia cugina, di mio fra­tello. Da una vita faccio questo lavoro di ragazza-immagine. Ho fatto Miss Italia, Miss Mon­do, Uomini e Donne, faccio im­magine e animazione per lavo­ro. Se tu mi chiami sapendo chi sono, se mi inviti ovvio che mi paghi, perché io sto prestando un lavoro di immagine".

"Botte dal mio ex"
Subito dopo si scaglia contro Patrizia: "L’altra sera sono tor­nata a casa e ho preso botte dal mio ex fidanzato. L’ho trovato sotto casa con un giornale che parlava di Patrizia e lui sa che lei è una mia amica. A me infat­ti non mi interessa quello che tu fai per vivere, puoi essere professore o escort, per me è uguale. Io guardo la parte uma­na. Noi eravamo proprio ami­che, lei mi raccontava della sua vita, io della mia. E invece ades­so torno a casa e prendo botte, mi ha quasi rotto la mandibola. Lui lo fa per gelosia, non è un estraneo. Mi ha detto: 'Allora quando sei andata a Roma hai fatto le stesse cose pure tu'. E invece no. Però vaglielo a spie­gare che io non sono Patrizia ma Barbara e lavoro come ra­gazza immagine. Lui ha dato tutto per scontato. Ormai lui non ci crede che io non sono ri­masta a dormire. E invece è pro­prio così, io sono andata via e lei è rimasta. Però noi siamo di­verse. Lei ha 42 anni ed era al­l’ultima spiaggia, per me la sto­ria è diversa". Nega di aver no­minato un legale: "Non ne ho bisogno. Quando è arrivata la Finanza ho chiamato l’avvoca­to, ma ora non mi serve".

I rapporti con Tarantini
Durante l’interrogatorio Bar­bara ha parlato anche dei suoi rapporti con Tarantini. Alle ra­gazze gli inquirenti sono infatti arrivati indagando sulla sua at­tività imprenditoriale. Fino al 2008 l’uomo ha gestito con il fratello Claudio una società ba­rese — la Tecno Hospital — specializzata nelle tecnologie ospedaliere. L’ipotesi dell’accu­sa è che abbia versato tangenti per ottenere gli appalti. In cam­bio delle commesse avrebbe da­to soldi, ma — ed è questa la circostanza emersa dall’ascolto delle sue conversazioni telefo­niche — avrebbe offerto anche le prestazioni di squillo di lus­so. Ragazze giovani e belle che si sarebbero vendute per 500 euro a notte. Patrizia ha detto che la pri­ma proposta per andare a Palaz­zo Grazioli prevedeva "un com­penso di 2.000 euro, ma Gianpaolo me ne diede soltan­to 1.000 perché non avevo ac­cettato di rimanere". La secon­da volta "non presi soldi per­ché Berlusconi mi aveva pro­messo che mi avrebbe aiutato a sbloccare la mia pratica edili­zia ". Al magistrato la donna ha consegnato anche alcune regi­strazioni degli incontri e un vi­deo che sostiene di aver girato all’interno del palazzo.

Fiorenza Sarzanini
20 giugno 2009(ultima modifica: 21 giugno 2009)

 

 

 

 

Spunta un articolo del 2004

Patrizia e i ricordi di amicizie "celebri"

La Marini sorpresa: a casa mia? Mai vista

ROMA — "Patrizia chi?". Valeria Marini sembra proprio non ricordarsi di Patrizia D’Addario. "E chi è?" controinterroga, candida e apparentemente distratta, mentre si sta preparando ad una serata. E allora le spieghiamo che è una candidata alle comunali baresi e che ha raccontato dei suoi presunti incontri a pagamento a Palazzo Grazioli. Nel 2004, quando era soltanto una modella-prestigiatrice con calendario sexy in uscita, in una lunga intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno parlava tra l’altro di una sua grande amicizia con l’allora star del Bagaglino. "Con lei ho condiviso la casa a Roma. Valeria si arrabbiava perché non voleva che mi allontanassi, ma allora avevo l’ansia di fuggire". Della sua presenza la Marini però non conserva alcuna traccia nella memoria. "Fossimo state amiche me lo sarei ricordato, mi creda". Non eravate dunque coinquiline? "Ma va. Se l’è inventato. Se aveva tanta nostalgia di me poi, poteva chiamarmi, invece di farsi mettere sui giornali".

Eppure la D’Addario in arte Brummel sembrava sicurissima quando diceva: "Spero che Valeria conservi qualcosa dei miei regali, per esempio un bellissimo impermeabile rosso". La Marini sbuffa: "Quando mai. Forse mi ha scambiato per Cappuccetto Rosso... Non scherziamo, chi mi sa dare affetto non me lo scordo, ma questa signora io non l’ho mai vista". Stavate per diventare colleghe. "Ninni mi voleva anche a me al Bagaglino", confidava la D’Addario all’intervistatore dove Ninni stava per Pingitore. "Mah", risbuffa la Marini. "Queste fantasticherie, tutti questi pettegolezzi folli sul premier... Sarà il caldo tropicale". Nel suo curriculum Patrizia D’Addario ci metteva anche un anno di intensa collaborazione professionale (e forse, lasciava intuire, anche di flirt amoroso) con il mago David Copperfield (insieme nella foto in alto), conosciuto al congresso mondiale di prestidigitatori e illusionisti di Losanna. Il massimo per una che da bimba si nascondeva negli armadi "per giocare alla donna invisibile", che comprava i quaderni di Silvan "ma non per scriverci, per leggere i trucchi svelati sulla copertina".

A quel galà lei c’era andata con il mago Oronzo. Raccontava ancora Patrizia D’Addario nell’intervista del 2004: "Copperfield mi chiese di trasferirmi con lui a Los Angeles. Se sono stata la sua amante? La verità è un segreto che condivido con lui". In Italia la si incontrava alle serate mondane. Una foto con Ela Weber, una con i Pooh e con Barbara Bouchet, uno scatto con Michele Mirabella. Oppure, vestita di rosso fiammante, accanto a Vittorio Sgarbi che scava nei ricordi: "Il nome mi dice sicuramente qualcosa, del resto io le sventole le ho conosciute tutte, forse l’ho persino corteggiata, forse c’è stato anche altro. Chissà, magari è una bella ragazza meridionale che si è sentita frustrata e allora ha raccontato certe cose. Per quanto io resto convinto che avere ragazze piacenti intorno faccia bene alla salute, anche a quella di Berlusconi. Che fa benissimo a circondarsene, ma poi non se ne deve mica vergognare".

Giovanna Cavalli
19 giugno 2009

 

 

 

 

Il pm ha interrogato altre tre ragazze

La D’Addario ha consegnato i nastri e il video degli incontri con il premier

Ci sono almeno tre ragazze che hanno confermato di aver preso soldi per partecipare alle feste a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. Due sono state interrogate dal pubblico ministero a Bari, l’altra a Roma. Hanno raccontato i dettagli, tanto che una di loro ha chiesto e ottenuto il permesso di poter andare all’estero "per un po’" sostenendo di "temere per la mia sicurezza". Anche Patrizia D’Addario è stata ascoltata per oltre cinque ore dal magistrato Pino Scelsi.
La candidata alle elezioni comunali con la lista "La Pu­glia prima di tutto", che ha rivelato le due serate che avrebbe trascorso con il pre­mier nella residenza capitoli­na, ha poi depositato le regi­strazioni audio dei suoi in­contri e un video dove lei stessa si sarebbe ripresa con un telefonino. "L’ho fatto— ha fatto mettere a verbale— perché così nessuno potrà smentire che sono stata lì".

Tarantini e le squillo
A gestire le ragazze sareb­be stato Giampaolo Taranti­ni, l’imprenditore pugliese di 35 anni titolare insieme al fratello Claudio, 40 anni, di un’azienda — la Tecnohospi­tal — che si occupa di tecno­logie ospedaliere. Per questo è stato iscritto nel registro degli indagati per induzione alla prostituzione e la scorsa settimana è stato interroga­to alla presenza di un avvoca­to. Sono gli stessi vertici del­la Procura di Bari a confer­mare che "è in corso un’in­dagine su questo reato in luoghi esclusivi di Roma e della Sardegna", nata da al­cune conversazioni telefoni­che durante le quali lo stes­so Tarantini avrebbe trattato con le ragazze le trasferte e i compensi.
Non sapeva l’imprendito­re di essere finito sotto in­chiesta per associazione a de­linquere finalizzata alla cor­ruzione. Secondo l’ipotesi della Guardia di Finanza la sua azienda avrebbe versato laute mazzette per ottenere appalti nel settore sanitario. Un filone di questi accerta­menti ha coinvolto tre mesi fa anche l’allora assessore re­gionale alla Sanità Alberto Tedesco, che per questo si è dimesso dall’incarico. Parla­va al telefono con le ragazze Tarantini, ma anche con le persone dell’entourage del premier. E quando ha af­frontato l’argomento soldi, sono scattate le verifiche.

Il patto con Patrizia
È proprio Tarantini il me­diatore che avrebbe portato Patrizia D’Addario alle due feste con Berlusconi. Le era stato presentato da un ami­co comune che si chiama Max e le disse di chiamarsi Giampi. Di fronte al pubbli­co ministero la donna ha confermato che "per la pri­ma serata l’accordo prevede­va un versamento di 2.000 euro, ma ne ho presi soltan­to 1.000 perché non avevo accettato di rimanere. La se­conda volta — era la notte dell’elezione di Barack Oba­ma — sono rimasta e dun­que ho lasciato palazzo Gra­zioli la mattina successiva. Quando sono arrivata in al­bergo la mia amica che ave­va partecipato con me alla se­rata mi ha chiesto se avevo ricevuto la busta, ma io le ho risposto che non avevo rice­vuto nulla. Il mio obiettivo era ricevere un aiuto per por­tare avanti un progetto im­mobiliare e Berlusconi mi aveva assicurato che lo avrebbe fatto. Giampaolo mi disse che se lui aveva fatto una promessa, l’avrebbe ri­spettata ". Il racconto della D’Adda­rio sulle modalità degli in­contri coincide con quello verbalizzato dalle altre tre ra­gazze. Tutte avrebbero speci­ficato di essere state "contat­tate da Giampaolo che ci chiedeva se eravamo dispo­nibili a partire. Talvolta acca­deva poche ore prima e in quel caso i biglietti aerei era­no prepagati". Le verifiche della procura riguardano adesso gli spostamenti suc­cessivi. Le testimoni avreb­bero infatti riferito che le modalità concordate preve­devano che, una volta giun­te a Roma, loro arrivassero in taxi fino all’albergo indica­to e da lì dovevano attende­re l’autista di Giampaolo che le prelevava e le portava a pa­lazzo Grazioli. "Poco prima dell’arrivo — ha sottolinea­to Patrizia —, ci facevano ti­rare su i finestrini che erano sempre oscurati. Quando ar­rivavamo negli hotel ci veni­va detto come dovevamo ve­stirci: abiti eleganti e poco trucco".

Registrazioni e video
La candidata alle comuna­li ha depositato nella segrete­ria del pubblico ministero cinque o sei cassette audio e un video che la ritrae davan­ti a uno specchio e poi mo­stra una camera da letto. In un fotogramma c’è una cor­nice con una foto di Veroni­ca Lario. Il magistrato dovrà adesso verificare l’attendibi­lità di questo materiale con una perizia che accerti se la voce incisa sul nastro è dav­vero quella del premier e se gli ambienti sono effettiva­mente interni a Palazzo Gra­zioli.
La decisione di convocare le ragazze in Procura è stata presa dopo aver ascoltato le intercettazioni telefoniche di Tarantini. Dopo aver ver­balizzato la loro versione, so­no stati programmati nuovi interrogatori per le prossi­me settimane. Nella lista del pubblico ministero ci sareb­bero diversi nomi: altre gio­vani che sarebbero state con­tattate dall’imprenditore e persone che potrebbero aver avuto un ruolo in questa vi­cenda. L’elenco comprende i collaboratori dello stesso Ta­rantini, ma anche i politici che avrebbero deciso di met­tere la D’Addario in lista per le comunali. Lei ha specifica­to che non le fu mai propo­sto di andare a Villa Certosa, in Sardegna, "però Giampao­lo mi disse che c’era la possi­bilità di andare in vacanza al­l’estero, mi pare alle Bermu­da ". Altre si sarebbero inve­ce accordate per partecipare a feste nella residenza presi­denziale di Porto Rotondo.

Fiorenza Sarzanini
18 giugno 2009

 

 

"Incontri e candidatura
Ecco la mia verità"

Patrizia D'Addario in lista alle Comunali

DAL NOSTRO INVIATO
BARI — Patrizia D'Addario è candidata nelle liste di "La Puglia prima di tutto", schieramento inserito nel Popolo della Libertà alle ultime elezioni comunali a Bari. Ha partecipato alle prime settimane di campagna elettorale al fianco del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto e degli altri politici in corsa per il Pdl. Ma adesso ha deciso di rinunciare perché vuole raccontare un'altra verità. La D'Addario ha cercato il Corriere e registriamo, con la massima cautela e il beneficio d'inventario, la sua versione, trattandosi di una candidata alle amministrative.
"Mi hanno messo in lista — afferma — perché ho partecipato a due feste a palazzo Grazioli. Ho le prove di quello che dico e voglio raccontare che cosa è successo prima che decidessi di tirarmi indietro. Il mio nome è ancora lì, ma io non ci sono più".

Cominciamo dall'inizio. Quando sarebbe andata a palazzo Grazioli?
"La prima volta è stato a metà dello scorso ottobre".

Chi l'ha invitata?
"Un mio amico di Bari mi ha detto che voleva farmi parlare con una persona che conosceva, per partecipare a una cena che si sarebbe svolta a Roma. Io gli ho spiegato che per muovermi avrebbero dovuto pagarmi e ci siamo accordati per 2.000 euro. Allora mi ha presentato un certo Giampaolo".
Qual era la proposta?
"Avrei dovuto prendere un aereo per Roma e lì mi avrebbe aspettato un autista. Mi dissero subito che si trattava di una festa organizzata da Silvio Berlusconi".

E lei non ha pensato a uno scherzo?
"Il mio amico è una persona di cui mi fido ciecamente. Ho capito che era vero quando mi hanno consegnato il biglietto dell'aereo".

Quindi è partita?
"Sì. Sono arrivata a Roma e sono andata in taxi in un albergo di via Margutta, come concordato. Un autista è venuto a prendermi e mi ha portato all'Hotel de Russie da Giampaolo. Con lui e altre due ragazze siamo entrati a palazzo Grazioli in una macchina con i vetri oscurati. Mi avevano detto che il mio nome era Alessia".

E poi?
"Siamo state portate in un grande salone e lì abbiamo trovato altre ragazze. Saranno state una ventina. Come antipasto c'erano pezzi di pizza e champagne. Dopo poco è arrivato Silvio Berlusconi".

Lei lo aveva mai incontrato prima?
"No, mai. Ha salutato tutte e poi si è fermato a parlare con me. Ho capito di averlo colpito perché mi ha chiesto che lavoro facessi e io gli ho parlato subito di un residence che voglio costruire su un terreno della mia famiglia. Ci ha mostrato i video del suo incontro con Bush, le foto delle sue ville, ha cantato e raccontato barzellette.

 

Lei è tornata subito a Bari?
"Era notte, quindi sono andata in albergo e Giampaolo mi ha detto che mi avrebbe dato soltanto mille euro perché non ero rimasta".

C'è qualcuno che può confermare questa storia?
"Io ho le prove".

Che vuole dire?
"Che quella non è stata l'unica volta. Sono tornata a palazzo Grazioli dopo un paio di settimane, esattamente la sera dell'elezione di Barack Obama".

Vuol dire che la notte delle presidenziali degli Stati Uniti lei era con Berlusconi?
"Sì. Nessuno potrà smentirmi. Ci sono i biglietti aerei. Anche quella volta sono stata in un albergo, il Valadier. Con me c'erano altre due ragazze. Una la conoscevo bene. È stato sempre Giampaolo a organizzare tutto".


E che cosa è accaduto?
"Con l'autista ci ha portato nella residenza del presidente, ma quella sera non c'erano altre ospiti. Abbiamo trovato un buffet di dolci e il solito pianista. Quando mi ha visto, Berlusconi si è ricordato subito del progetto edilizio che volevo realizzare. Poi mi ha chiesto di rimanere".

Si rende conto che lei sostiene di aver trascorso una notte a palazzo Grazioli?
"Ho le registrazioni dei due incontri".

E come fa a dimostrare che siano reali?
"Si sente la sua voce e poi c'erano molti testimoni, persone che non potranno negare di avermi vista".

Scusi, ma lei va agli incontri con il registratore?
"In passato ho avuto problemi seri con un uomo e da allora quando vado a incontri importanti lo porto sempre con me".

E lei vuol far credere che non è stata controllata prima di entrare nella residenza romana del premier?
"È così, forse sono stata abile. Ma posso assicurare che è così".

E può anche provarlo?
"Berlusconi mi ha telefonato la sera stessa, appena sono arrivata a Bari. E qualche giorno dopo Giampaolo mi ha invitata a tornare. Ma io ho rifiutato".

A noi la sua versione sembra poco credibile...
"Lo dicono i fatti. Berlusconi mi aveva promesso che avrebbe mandato due persone di sua fiducia a Bari per sbloccare la mia pratica. Non ha mantenuto i patti ed è da quel momento che non sono più voluta andare a Roma, nonostante i ripetuti inviti da parte di Giampaolo. Loro sapevano che avevo le prove dei miei due precedenti viaggi".

E non si rende conto che questo è un ricatto?
"Lei dice? Io posso dire che qualche giorno dopo Giampaolo ha voluto il mio curriculum perché mi disse che volevano candidarmi alle Europee".

Però lei non era in quella lista?
"Quando sono cominciate le polemiche sulle veline, il segretario di Giampaolo mi ha chiamata per dirmi che non era più possibile".

Quindi la candidatura alle Comunali è stata un ripiego?
"A fine marzo mi ha cercato Tato Greco, il nipote di Matarrese che conosco da tanto tempo. Mi ha chiesto un incontro e mi ha proposto la lista "La Puglia prima di tutto" di cui era capolista lo zio. Io ho accettato subito, ma pochi giorni dopo ho capito che forse avevo commesso un errore".

Perché?
"La mia casa è stata completamente svaligiata. Mi hanno portato via cd, computer, vestiti, biancheria intima. È stato un furto molto strano".

Addirittura? Ma ha presentato denuncia?
"Certamente. Ma ho continuato la campagna elettorale. È andato tutto bene fino al giorno in cui Berlusconi è arrivato a Bari per la presentazione dei candidati del Pdl. Io lo aspettavo all'ingresso dell'Hotel Palace. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano ed è entrato nella sala piena. Io ero in lista, quindi l'ho seguito. Ma all'ingresso della sala sono stata bloccata dagli uomini della sicurezza e del partito che mi hanno impedito di partecipare all'evento".

È il motivo che adesso la spinge a raccontare questa storia?
"No, avrei potuto continuare a fare campagna elettorale e trattare con loro nell'ombra. La racconto perché ho capito che mi hanno ingannata. Avevo chiesto soltanto un aiuto per un progetto al quale tengo molto e invece mi hanno usata".

Fiorenza Sarzanini
17 giugno 2009

 

REPUBBLICA

per l'articolo completo vai al sito Internet

http://www.repubblica.it/

2008-06-24

"Le notizie non si occultano". I Cdr chiedono che il direttore
sia ascoltato dalla Vigilanza. Slittano ancora le nomine

Rai, Garimberti porta il caso Tg1 in Cda
Protesta dei giornalisti contro Minzolini

di GIOVANNA VITALE

ROMA - Slittano ancora le nomine Rai, a dispetto dell'ordine del giorno in cda che aveva al primo punto la designazione dei direttori di Tg2 e Raisport. La mancanza di un accordo complessivo ha costretto il dg Masi a rimandare tutto alla prossima settimana, quando si dovrebbe discutere pure di Raidue, Radio Rai e forse Raitre e Tg3. Una necessità dettata anche dal "caso Minzolini" e dalla clamorosa protesta dei giornalisti, questione che il presidente Paolo Garimberti porrà oggi con forza all'attenzione del consiglio.

D'altra parte non era mai accaduto. Mai a Viale Mazzini i comitati di redazione di tutte le testate s'erano riuniti in assemblea plenaria per condannare la disinformazione diffusa dai telegiornali sullo scandalo Berlusconi-D'Addario. "Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo" afferma un documento. Nel mirino c'è Augusto Minzolini, da meno di un mese direttore del Tg1, autore lunedì sera di un editoriale per difendere la sua linea del silenzio. Ebbene è ora che egli "comprenda", sottolineano i rappresentanti sindacali dei giornalisti, "qual è il compito del direttore di una testata del servizio pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare, con tutti i punti di vista, i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese. Un impegno che mai può venir meno e mai può permettersi di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura". E ciò vale "anche per il Tg2, responsabile di analoghe omissioni" e per tutte le redazioni. I comitati di redazione concludono chiedendo alla Commissione di Vigilanza di convocare Minzolini. Un'audizione che l'ufficio di presidenza potrebbe decidere già oggi, insieme a quella dei direttori degli altri Tg Rai.


Nel frattempo, almeno finché Minzolini "non avrà chiarito le sue scelte sulle vicende del premier", l'associazione Libertà e Giustizia invita a non guardare più il Tg1. E il direttore viene bacchettato perfino da un deputato del Pdl, già direttore di QN Giancarlo Mazzuca: "Ha sbagliato. Io avrei dato la notizia, ma mettendo in rilievo le forzature".

Una protesta inedita, quella dei giornalisti Rai, che incassa subito la solidarietà del consigliere in quota Pd, Giorgio Van Straten: "La presa di posizione dei cdr dimostra che il richiamo a una maggiore correttezza non era un'invenzione né del presidente Garimberti, né del consigliere Rizzo Nervo, che ha invocato la possibilità di licenziamento per giusta causa. Perché se dare notizie in modo distorto è grave, non darle affatto è peggio". Un'ipotesi, quella ventilata da Rizzo Nervo, rilanciata ieri da Antonio Di Pietro. "Minzolini è un gossipparo", anzi "l'Emilio Fede del servizio pubblico", ha attaccato il leader Idv. Annunciando una lettera al Capo dello Stato completa di dossier sul tema e denunciando le future nomine di Viale Mazzini: "Noi abbiamo rifiutato la spartizione e un mercimonio di posti su cui ora deve intervenire la magistratura".

Nomine che tuttavia oggi non si faranno. Colpa dello stallo sui direttori di Rete. Perché se il Tg2 dovrebbe andare a Mario Orfeo, Raidue è ancora contesa tra Fi e Lega. La quale potrebbe accontentarsi della direzione della Tgr con Simonetta Faverio. Per Radio Rai si profila la "super direzione" di Bruno Socillo, mentre su Raisport il condirettore Eugenio De Paoli non convince. Resta infine il rebus Raitre-Tg3, che vedrebbe il direttore del Tg3, Di Bella, trasmigrare alla Rete. E Bianca Berlinguer al suo posto.

24 giugno 2009

 

 

 

 

"Il politico non ha un privato" lo diceva Minzolini

La iena degli archivi contro Augusto Minzolini. Ieri il direttore del Tg1 si è deciso a render conto ai suoi ascoltatori del silenzio tenuto dalla sua testata sui casi in cui è coinvolto il presidente del Consiglio. Qui la sua dichiarazione video (qui per iscritto) dove ci dice che "in questa storia piena di allusioni non c’è ancora una notizia", le notizie essendo ciò che i giornali debbono scrivere o trasmettere (a dire il vero ci sono testimoni e prove, ma lasciamo perdere, quello che conta qui sono le parole del direttore).

Oggi, linkatissimo in rete, esce questo post con questa sua dichiarazione del 29 ottobre 1994. Per chi volesse leggere l’integrale, con altre parole di saggezza, cliccare qui, è un pezzo di… Repubblica.

"Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico"

p.s.

si chiama "crowdsourcing", quando l’attenzione e l’occhio della rete segnala ai media perle che erano andate smarrite.

 

 

 

 

 

 

Il direttore Don Antonio Sciortino parla di "emergenza morale"
Il settimanale cattolico era intervenuto anche sul caso Noemi

Famiglia Cristiana contro il premier
"Indifendibile, ora parli la Chiesa"

Famiglia Cristiana contro il premier Indifendibile,oraparlilaChiesa

Il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino

ROMA - "E' stato superato il limite della decenza". Scrive così il direttore del settimanale Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino rispondendo alle lettere dei lettori e definendo "indifendibile" il comportamento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La Chiesa italiana, continua Sciortino "non può ignorare l'emergenza morale" di fronte allo scandalo-escort. "Non si può far finta che non stia succedendo nulla, i cristiani (come dimostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati da questo clima di decadimento morale, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno disincantata".

Don Antonio Sciortino è duro anche nei confronti di chi pensa "di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico piatto di lenticchie da respingere al mittente. La Chiesa non può abdicare alla sua missione, nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perchè non intervenga e taccia". E critica il comportamento "gaudente e libertino" di chi considera le donne come "merce" di cui "si potrebbe averne quantitativi gratis". "Che esempio si dà alle giovani generazioni?" chiede don Sciortino.

Già nelle scorse settimane Famiglia Cristiana era intervenuta sulle vicende del presidente del Consiglio. Sempre don Antonio Sciortino, in un editoriale di fine maggio, aveva esortato il premier a dire la verità sui suoi rapporti con Noemi Letizia, parlando di "incongruenze e contraddizioni". E il settimanale cattolico a gennaio aveva lanciato anche un attacco a tutto tondo contro un governo accusato di vivere "fuori dalla realtà. "Siamo un paese incredibile, metà fiaba e metà incubo" si legge nell'articolo, che ritraeva un Silvio Berlusconi preoccupato più dai sondaggi per la cessione di Kakà e del passaggio di Fiorello a Sky che dalle sfide della crisi economica.


Le reazioni. Da Daniela Santanchè, leader del Movimento per l'Italia, la prima risposta all'attacco del settimanale cattolico: "Famiglia Cristiana rappresenta solo un gruppetto eversivo all'interno della Chiesa, Berlusconi non si deve preoccupare". Dello stesso tenore anche il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ("Per fortuna la Chiesa è altra cosa e normalmente non esprime giudizi sommari sulle persone") e il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello, che biblicamente avverte: "A furia di sostituire il moralismo alla morale si rischia di fare la fine dei farisei".

(23 giugno 2009)

 

 

 

Le confessioni del premier al settimanale "Chi": "Un mandato molto preciso e benissimo retribuito"
Tenero verso Veronica: "Con mia moglie una ferita dolorosa. Le vere storie d'amore non si cancellano"

Berlusconi: "D'Addario pagata contro di me"
Lei smentisce: "Non c'è alcun mandante"

Il leader del Pdl: "Mai pagato una donna. Non c'è nulla nella mia vita privata di cui mi debba scusare"

Berlusconi:

Silvio Berlusconi

ROMA - In un'intervista al settimanale "di famiglia" Chi Silvio Berlusconi torna a parlare dell'inchiesta di Bari e attacca la teste-chiave Patrizia D'Addario: "C'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora", afferma.
Ma la D'Addario nega: "Smentisco che ciò sia accaduto. E sfida "l'onorevole Berlusconi, qualora sia in possesso della minima prova a sostegno della sua affermazione, a volerla trasmettere all'autorità giudiziaria. Se così non fosse - conclude - vorrei pregarlo di astenersi da simili affermazioni".

"Mai pagato una donna". Il contrasto prosegue a distanza. Nega Berlusconi di aver mai cercato compagnia femminile a pagamento: "Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c'è il piacere della conquista". E infine la stoccata ai giornalisti: "Non ho nulla di cui dovermi scusare con nessuno. Non c'è nulla nella mia vita privata - dice il premier - di cui io mi debba scusare. Sono invece in tanti, dagli editori ai direttori dei principali quotidiani italiani, che debbono vergognarsi e che dovrebbero scusarsi con me. Ma non lo faranno certo. Perderanno credibilità e lettori".

Tenero verso Veronica. Parole tenere, invece, per la moglie. "Le vere storie d'amore non si cancellano mai" dice, commentando la sua situazione coniugale dopo il caso Noemi, la lettera di Veronica Lario, e quanto accaduto nelle ultime settimane con le rivelazioni di ragazze che sarebbero state pagate per partecipare a serate in compagnia del premier nella sua residenza di Roma e nella villa in Sardegna. La "vera storia d'amore" è quella con Veronica Lario, e a questo proposito Berlusconi ammette: "E' una ferita dolorosa, non so se il tempo la rimarginerà".


Il "fango" e la famiglia. Se quella che si è aperta dopo le parole di sua moglie Veronica è "una ferita dolorosa", perché "le vere storie d'amore non si cancellano mai", una certezza nella vita del premier c'è, ed è il suo rapporto con i figli. "Non ho paura di nulla", dice. E "il fango che mi hanno gettato addosso - come definisce le notizie riportate in questi giorni dai quotidiani a proposito delle sue frequentazioni femminili - mi ha unito ancora di più con i miei figli".

"Loro dalla mia parte". I figli, per la cronaca, si erano prontamente schierati con il padre dopo le polemiche sollevate dal segretario Pd, Dario Franceschini, quando aveva usato l'espressione "affidereste i vostri figli a quest'uomo?". "La loro risposta di fronte alle incredibili affermazioni del leader dell'opposizione - osserva il presidente del Consiglio - è stata per me la più grande gioia da molto tempo a questa parte".

"Veronica? Sono triste ma sereno". Quanto al destino del suo matrimonio, Berlusconi si dice "triste ma sereno". Poi mostra nostalgia nel ricordare la madre, recentemente scomparsa, "penso a lei ogni giorno, mi ha insegnato a non avere paura di nulla, a non farmi scoraggiare".

(23 giugno 2009)

 

 

 

 

 

Le confessioni del premier al settimanale "Chi": "Con mia moglie una ferita dolorosa"
"Il fango che mi hanno gettato addosso mi ha unito di più con i miei figli"

Berlusconi attacca l'inchiesta di Bari
"La D'Addario pagata contro di me"

"Non ho mai pagato una donna. Qualcuno le ha dato un mandato ben retribuito"
"Non mi devo scusare di niente, certi direttori ed editori si dovrebbero scusare"

Berlusconi attacca l'inchiesta di Bari

Silvio Berlusconi

ROMA - In un'intervista al settimanale "di famiglia" Chi Silvio Berlusconi torna a parlare dell'inchiesta di Bari e attacca la teste-chiave Patrizia D'Addario: "C'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora", afferma, e nega di aver mai cercato compagnia femminile a pagamento: "Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c'è il piacere della conquista".

Il secondo obiettivo delle sue critiche sono i giornalisti: "Non ho nulla di cui dovermi scusare con nessuno. Non c'è nulla nella mia vita privata - dice il premier - di cui io mi debba scusare. Sono invece in tanti, dagli editori ai direttori dei principali quotidiani italiani, che debbono vergognarsi e che dovrebbero scusarsi con me. Ma non lo faranno certo. Perderanno credibilità e lettori".

Parole tenere, invece, per la moglie. "Le vere storie d'amore non si cancellano mai" dice, commentando la sua situazione coniugale dopo il caso Noemi, la lettera di Veronica Lario, e quanto accaduto nelle ultime settimane con le rivelazioni di ragazze che sarebbero state pagate per partecipare a serate in compagnia del premier nella sua residenza di Roma e nella villa in Sardegna. La "vera storia d'amore" è quella con Veronica Lario, e a questo proposito Berlusconi ammette: "E' una ferita dolorosa, non so se il tempo la rimarginerà".


Il "fango" e la famiglia. Se quella che si è aperta dopo le parole di sua moglie Veronica è "una ferita dolorosa", perché "le vere storie d'amore non si cancellano mai", una certezza nella vita del premier c'è, ed è il suo rapporto con i figli. "Non ho paura di nulla", dice. E "il fango che mi hanno gettato addosso - come definisce le notizie riportate in questi giorni dai quotidiani a proposito delle sue frequentazioni femminili - mi ha unito ancora di più con i miei figli".

"Loro dalla mia parte". I figli, per la cronaca, si erano prontamente schierati con il padre dopo le polemiche sollevate dal segretario Pd, Dario Franceschini, quando aveva usato l'espressione "affidereste i vostri figli a quest'uomo?". "La loro risposta di fronte alle incredibili affermazioni del leader dell'opposizione - osserva il presidente del Consiglio - è stata per me la più grande gioia da molto tempo a questa parte".

"Veronica? Sono triste ma sereno". Quanto al destino del suo matrimonio, Berlusconi si dice "triste ma sereno". Poi mostra nostalgia nel ricordare la madre, recentemente scomparsa, "penso a lei ogni giorno, mi ha insegnato a non avere paura di nulla, a non farmi scoraggiare".

(23 giugno 2009)

 

 

 

L'INCHIESTA DI BARI

Feste e donne, la D'Addario consegna
sei nastri sugli incontri con Berlusconi

Spunta un elenco di 15 ragazze che videro il premier
Toni di familiarità nelle intercettazioni Tarantini-Cavaliere
di GABRIELLA DE MATTEIS e GIULIANO FOSCHINI

Feste e donne, la D'Addario consegna sei nastri sugli incontri con Berlusconi

Patrizia D'Addario


BARI - Sei nuovi nastri, altre registrazioni che confermano la testimonianza sugli incontri con il premier a Palazzo Grazioli. Patrizia D'Addario ha depositato il nuovo materiale sulle scrivanie della guardia di finanza. E ha chiesto di aggiungere altri particolari. La escort barese, testimone chiave dell'inchiesta sul presunto giro di squillo messo in piedi da Gianpaolo Tarantini, alle Fiamme gialle, ieri mattina, ha consegnato cassette audio, registrazioni di conversazioni intercorse con l'imprenditore e con Barbara Montereale. E che a suo dire confermano non solo come Tarantini avesse creato un vero e proprio "sistema" ma anche come altri, i bodyguard della scorta del premier ad esempio, siano in grado di confermare gli incontri sospetti.

Le registrazioni, effettuate da Patrizia D'Addario, rimangono quindi uno degli elementi chiave dell'inchiesta, così come le intercettazioni, raccolte da ottobre ad oggi dalla guardia di finanza. Al telefono l'imprenditore Tarantini parlava molto. E con tutti, medici, politici locali. Anche con Silvio Berlusconi aveva molta familiarità. A maggio, a Roma, alla festa per il compleanno per la moglie di Tarantini alla Casina Valadier si notano Paolo Berlusconi e Carlo Rossella. Ma lo dimostrano, soprattutto, alcune chiamate, agli atti dell'inchiesta. Da una parte c'è l'imprenditore barese, dall'altra il premier. Il tono è amichevole.

I due appaiono in confidenza, eppure, spiegano gli investigatori, il presidente del Consiglio, stando al contenuto delle intercettazioni, non sapeva che le ragazze, portate a Palazzo Grazioli o a Villa Certosa da Tarantini, venivano pagate. Sul tavolo degli investigatori c'è un elenco di 15 nomi di ragazze che avrebbero incontrato il premier: la lista è stata stilata sulla base del contenuto delle intercettazioni telefoniche.


Il numero di donne che girava intorno a Tarantini è più ampio (alcune sarebbero state reclutate per politici locali). In questo avrebbe avuto un ruolo Maria Teresa De Nicolo, escort milanese indagata per induzione della prostituzione. Ma una figura di primo piano è anche Nicola D., un giovane barese di 27 anni, sospettato dalla Guardia di finanza di essere uno spacciatore. Grande amico di Gianpaolo Tarantini, sarebbe stato lui il tramite tra il mondo degli affari dell'imprenditore e quello delle belle donne che hanno partecipato alle feste con il premier. Tre, tutte a Roma, sarebbero state organizzate, nel mese di marzo a pochi giorni di distanza l'una dall'altra.

La guardia di finanza, in queste ore, sta cercando riscontri, con controlli incrociati negli alberghi e sulle liste di coloro che hanno viaggiato in quei giorni in aereo. Il sospetto è che come i due incontri a Palazzo Grazioli, dei quali ha parlato Patrizia D'Addario, anche a quest'ultimi abbia partecipato il presidente del Consiglio.

(23 giugno 2009)

 

 

Il Guardian lo dichiara vincitore di un eventuale concorso
L'ironia dell'Independent: "Perché paga per le donne?"

"Berlusconi, il politico più sessista"
La stampa estera dura col premier

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Una pagina del Guardian
dedicata a Berlusconi

"Se si dovesse tenere, in Europa, un concorso per scegliere il politico più sessista, vincerebbe senza dubbio Silvio Berlusconi". Si apre così il duro editoriale del Guardian, dedicato alla figura del premier italiano e all'inchiesta sul presunto giro di squillo messo in piedi da Gianpaolo Tarantini. Un editoriale non firmato che riflette l'opinione del celebre quotidiano londinese. E proprio l'atteggiamento verso le donne tenuto da Berlusconi, rappresenta, secondo il quotidiano britannico, "una delle varie ragioni per cui gli italiani non avrebbero dovuto metterlo al potere per tre volte".

E non è la sola, visto che il quotidiano elenca "il suo rifiuto di voler ammettere il conflitto tra i suoi affari e gli interessi nei media, da una parte, e il suo ruolo politico dall'altro; i suoi attacchi al Parlamento e al potere giudiziario; l'uso che fa della maggioranza per garantirsi l'immunità dai procedimenti giudiziari; il suo fallimento nell'azione di contrasto al crimine organizzato; la cattiva gestione economica e le riforme illiberali alle quali sta lavorando".

Il Guardian sottolinea anche come il successo di Berlusconi sia "il prodotto, più che la causa, del crollo del sistema politico dell'Italia, che ha fatalmente indebolito sia la sinistra che il centro, lasciando spazio agli opportunisti e agli xenofobi". In conclusione, secondo l'editoriale, "la promessa fatta da Berlusconi, durante le elezioni, di portare stabilità in Italia, significa solo che l'Italia e il resto d'Europa dovranno sopportarlo ancora per un po'". Dunque la durissima conclusione: "E' una tragedia che l'indagine giudiziaria Mani Pulite sulla corruzione politica, che sembrava promettere un grande rinnovamento della politica italiana all'inizio degli anni Novanta, abbia condotto l'Italia a tutto questo".


Il Guardian dedica altri due pezzi alle vicende del premier e una pagina sull'inchiesta giudiziaria di Bari, con una mappa delle varie città italiane relative al giro di prostituzione oggetto dell'inchiesta. Di particolare rilievo le notazioni del corrispondente da Roma Tomn Kingstone. La prima: "E' improbabile che lo scandalo passi prima dell'arrivo in Italia il mese prossimo dei leader mondiali per il summit del G8" (come Berlusconi avrebbe sperato). Due: interpellato dal Guardian, il professor Raffaele De Mucci, ordinario di scienze politiche alla università Luiss di Roma, dice: "Il calo di voti per Berlusconi alle elezioni europee, le sue rumorose proteste ai recenti comizi, tutto ciò dimostra un calo di consensi a causa dello scandalo. Ora i suoi alleati sono preoccupati, la fiducia dell'elettorato nella classe politica si è indebolita e Berlusconi rischia di perdere il capitale politico che aveva costruito con la sua gestione del terremoto in Abruzzo e la crisi dei rifiuti a Napoli". Tre: il corrispondente sottolinea, tra le prove del nervosismo crescente di Berlusconi e del suo entourage, l'attacco del ministro della Cultura Bondi a Repubblica, "il giornale che tiene il primo ministro sotto pressione, accusato di essere una minaccia per la democrazia".

Anche il Times dedica tre pezzi alla vicenda, e in uno punta il dito contro l'atteggiamento del premier verso le donne, titolando: "L'Italia di Berlusconi mostra uno strano di tipo di femminismo". Un premier, quello italiano, che "sembra trattare le donne come delle cose da comprare e vendere per soddisfare il proprio ego". Berlusconi "detiene la seconda carica più alta in Italia (non dimentichiamoci del Papa)" e "sembra aver interpretato il ruolo di primo ministro della Repubblica italiana come una via di mezzo tra un imprenditore di locali notturni e un pezzo di cabaret". Il Cavaliere è, per il Times, una versione "esagerata, fumettistica, del classico stereotipo dell'uomo italiano: vanesio, borioso, chiacchierone, accondiscendente e sessualmente insicuro: "Per molti italiani il suo flirtare non è un'espressione di insaziabile virilità, ma chiara evidenza della sua impotenza sessuale". Nel lunghissimo articolo pubblicato con grande evidenza nell'inserto T2 del Times - intitolato "All about Silvio's mother" - si aggiunge che "Berlusconi è un prodotto del matriarcato italiano che consente all'uomo di fare ciò che vuole fin dalla nascita", ma conclude: "Dubito tuttavia che l'Italia gli perdonerà questo scandalo. Perché c'è una cosa che gli italiani non sopportano: l'umiliazione di fronte ai media stranieri. Farsi sorprendere coi calzoni calati davanti al mondo è una brutta figura (in italiano nel testo originale), e questo, per gli italiani, è un peccato oggettivamente imperdonabile". Aggiunge l'articolista del Times: "Le donne al centro dello scandalo saranno anche delle escort aspiranti modelle, ma non vanno sottovalutate. Quale che sia la natura delle transazioni d'affari tra loro e il premier, il più grande errore di Berlusconi è stato di averle mal giudicate".

E il quotidiano supporta le sue tesi con le opinioni di tre importanti columnist italiane. A partire da Lina Sotis, Corriere della Sera: "L'intera vicenda sarebbe stata impensabile nell'Italia degli anni 50 e 60, ma da allora il nostro paese ha perso la sua grande borghesia, che non avrebbe mai permesso a una persona come Berlusconi di diventare primo ministro. Se l'Italia avesse ancora una forte classe media, Berlusconi sarebbe un nessuno. Attraverso le sue proprietà nei media e la sua manipolazione del sistema politica, Berlusconi stesso ha contribuito all'erosione di alcuni di quei valori vecchio stampo della classe media di un tempo. Oggi le classi più popolari lo trovano simpatico, furbo, figo, come i personaggi che erano interpretati da Alberto Sordi, che personificava al meglio i vizi degli italiani, la loro volgare ammirazione per il denaro, la ricchezza, gli eccessi, le donne facili".

Quindi Lucia Annunziata, la Stampa: "Io non giudico il comportamento di Berlusconi dal punto di vista morale. E' semplicemente inappropriato per un capo di governo. E' un danno per l'immagine della nazione. I commenti discriminatori e l'atteggiamento di Berlusconi verso le donne sono solo una piccola parte di tutto questo. Lui ha fatto i soldi e crede perciò di poter fare quello che vuole. Un uomo come Agnelli non si sarebbe mai comportato i nquesta maniera".

Infine Natalia Aspesi di Repubblica: "Oggi è chiaro che per entrare in parlamento, per diventare ministro, per andare al parlamento europeo, devi avere meno di 30 anni, essere molto carina e magari andare a letto con qualcuno. L'Italia è stata rovinata dalla televisione, dal mondo di frivolità e glamour da cui proviene Berlusconi. Il nostro paese è cambiato molto in fretta. Non eravamo così dieci anni fa. Eravamo un paese normale. Avevamo una morale".

Poi viene ripresa la proposta lanciata su Micromega, alle first Ladies, di boicottare il G8. L'appello alle mogli dei Grandi, firmato da tre accademiche italiane, viene citato anche dal Daily Telegraph. Le accademiche sono le psicologhe Chiara Volpato (Bicocca di Milano), Angelica Mucchi Faina (Perugia) e Anne Maas (Padova). Inoltre il giornale cita la professorfessa Bianca Beccalli, capo del Centro per lo Studio delle differenze trai sessi alla università di Milano, che dice: "Abbiamo centinaia di firme e ne stiamo raccogliendo di più".

Il Telegraph, poi, pubblica le foto della Montereale scattate Palazzo Grazioli e titola: "Le donne in bagno tormentano Berlusconi".

Su "The Independent", un corsivo, accompagnato dalla foto della D'Addario, si chiede ironicamente perché Berlusconi, un miliardiario, proprietario di televisioni, abbia dovuto pagare per fare sesso, con tutto ciò che ne consegue.

E, ancora, il Financial Times sottolinea la censura o autocensura della vicenda sui media italiani, in particolare in tv, affermando: "Come ha fatto notare il quotidiano di centro-sinistra la Repubblica, il controllo di Berlusconi sulla televisione significa che la grande maggioranza degli italiani conoscono poco delle accuse contro di lui".

Lo spagnolo El Mundo, oltre a citare l'appello delle accademiche italiane alle First Ladies, riporta un editoriale dal titolo "L'utilizzatore finale", termine utilizzato, riferendosi a Berlusconi, dal suo avvocato, Nicolò Ghedini. "L'utilizzatore finale - scrive il giornale - ha imposto il suo modello di televisione alla società italiana, creando un talk show permanente, senza interruzioni. Berlusconi non è una persona, è un attore che interpreta se stesso 24 ore su 24 davanti alle telecamere. E quando non ci sono le telecamere, recita davanti ad un pubblico pieno di 'veline'".

Il tedesco "Bild", sotto alla foto di Barbara Montereale e della sua amica scattata nel bagno di palazzo Grazioli, titola: "Qui le ragazze si fanno belle per lui". Il giornale cita poi le dichiarazioni rese della Montereale sulle feste con "almeno 30 ragazze nella villa di Berlusconi".

"Die Welt", sempre in Germania, punta sulle perplessità sollevate sulla vicenda dal mondo cattolico: "La chiesa pretende chiarezza da Berlusconi". Il giornalista riferisce di voci che ci sono levate dagli ambienti della chiesa, per criticare "la vita sentimentale e sessuale di Berlusconi". E conclude citando l'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che "al premier ha consigliato, in una lettera pubblica, di non scusarsi con nessuno, ma di smetterla con le sue teorie del complotto" e di dimettersi per andare a nuove elezioni.
(m.p.)

(23 giugno 2009)

 

 

Tim Parks

The Guardian, Tuesday 23 June 2009 Article history

http://www.guardian.co.uk/world/2009/jun/23/silvio-berlusconi-escort-girls-scandal#history-byline

The Italian Prime Minister and AC Milan owner, Silvio Berlusconi. Photograph: Stefano Rellandini/Reuters

The intriguing thing is not Silvio Berlusconi but the Italian people. So it is alleged that the prime minister has been paying escort girls to visit his parties. There are tapes and photos. Silvio breaks off a session with one girl to phone through congratulations to the newly elected Obama.

Is anybody surprised by these claims? No. Is Berlusconi likely to fall over this, as the British papers wishfully suggest? Absolutely not.

This is not Britain. This is not Gordon Brown. Europe may have a single currency but it has many mindsets and they are not growing any closer. I have yet to meet an Italian who thinks Berlusconi should resign over this. The courts found British lawyer David Mills guilty of accepting money from Berlusconi to give false testimony but the prime minister did not resign. It is hard to imagine the crime that would force him out.

No one in Berlusconi's party wants him to go. He created it. Everybody owes their position to him and will disappear, like the party itself, when he goes.

The newspapers enjoy having it both ways: pages of juicy details, then editorials saying how tacky it is to reduce politics to gossip. The media controlled by Berlusconi complains of an orchestrated conspiracy. The concept of loyal opposition doesn't exist in Italy. There are supporters, such as former minister Vittorio Sgarbi ("If Berlusconi does not gain sexual satisfaction he governs badly"), and there are conspirators.

The church, so loud on contraception, euthanasia and abortion, lies low. Berlusconi is seen as more pro-family and pro-life than the opposition. A family is still a family even when the husband is on the sofa promising an escort girl some help with her application for planning permission.

One says "the opposition" but there is none. Since the collapse of Romano Prodi's hopelessly fragmented coalition the left has evaporated, not only in parliament, but in people's heads. Berlusconi has achieved the status of the renaissance Signore. More than popular, he is inevitable. There are no heirs, no credible opponents. Democracy has not been officially suspended but Berlusconi will win every election, and not just because he owns half the TV stations. The country is in the grip of a deep fatalism. At 72, Berlusconi will not go until the Lord takes him. Then the Italians will heave a sigh of relief, as people do when the boss finally kicks it.

• This article was amended on 23 June 2009. The original said that the church "lays low". This has been corrected.

 

 

 

 

 

From The Times

http://women.timesonline.co.uk/tol/life_and_style/women/article6557429.ece

June 23, 2009

Berlusconi's Italy shows a strange type of feminism

The Berlusconi scandal reveals that far from being the land that feminism forgot, Italy is still a matriarchal society

Sarah Vine

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Anyone who has been following the continuing saga of Silvio Berlusconi, the Italian Prime Minister, with its tales of Sicilian yachts, Roman villas, call girls and construction contracts, might well conclude that Italy is the land that feminism forgot. Surely only the most unreconstructed of chauvinist societies would elect and tolerate such a man as its head of state, a man who appears to treat women as commodities to be bought and sold for the indulgence of his ego.

Here is a man who holds the second highest office in Italy (let us not forget the Pope). He has won it three times now, and on each occasion there have been serious questions about his performance. Yet he appears to have interpreted the role of Prime Minister of the Republic of Italy as a cross between that of a nightclub entrepreneur and a cabaret act (many of the most amusing anecdotes about his parties include details of his singing and his proclivity for make-up). Il Cavaliere, as he is known, is an exaggerated, cartoon version of your standard Italian male stereotype: vain, pompous, full of hot air, patronising and sexually insecure. He certainly fancies himself as a big shot with the ladies, but all the evidence points to the contrary.

In fact, many Italians see his philandering not as an expression of his insatiable virility but, as one friend to whom I spoke at the weekend put it, clear evidence of his sexual impotence. Poveretto," she said. "He can’t get it up any more, so he has to ship in carloads of hookers to make him feel like a man again."

Although my friend may be furious about his behaviour, underneath her exasperation there is a weary acceptance. He is, after all, an Italian man. What else do you expect?

Like many of his countrymen, Berlusconi genuinely believes himself to be special and therefore invincible. It is a pattern that repeats itself all over Italy. From a young age, it is clearly understood that men and boys are uniquely favoured. But although they grow up believing themselves to be supreme beings, the reality is not so straightforward.

A male child is still cause for great celebration in Italy and as children, young boys are allowed to play while their sisters tidy the bedroom. They subsequently grow into charming layabouts, frittering away their time on street corners, in bars and restaurants, talking the big talk, showing off to each other and whistling when a pretty girl walks by. What they don’t concern themselves with is domestic drudgery; statistically, Italian men do less housework than almost any other males in Europe — except for Latvians. Like a Ferrari, the Italian male is bred for speed rather than for efficiency.

And what about the role of Italian women? At its heart, Italy is one of the West’s few remaining matriarchal societies, a country where women, far from being the helpless, exploited victims of a sexually predatory male supremacy, are at the core of everyday decision-making. From family-run small businesses to international fashion empires, women in Italy are as powerful and successful as they are elsewhere, if not more so. They just go about it differently.

The quiet power-play is what feminism in Italy is really all about. It is not feminism in the traditional sense of the word but it is, in its own way, a triumph of the feminine.

Unlike Britain, which traditionally was a genuinely patriarchal society, Italy has always been far more comfortable with the idea of the strong female. Not necessarily in public, of course — but in private, boy, does she exist. In small family firms it will often be the mothers and daughters who take the big decisions while the sons drive the fast cars and swagger around in sharp suits.

Behind every successful Italian businessman there is a wily mother, sister or wife, controlling the accounts and keeping one eye constantly open for trouble.

Think of these women, if you will, as lionesses: fiercely protective, eminently capable, terrifying when provoked but, for some ancient reason, quite happy to let their feckless males lie around in the sun all day long, flicking their tails at the occasional passing antelope and generally looking magnificent.

Ah yes, I hear you say, but what about the fact that so many Italian women appear to dress like off-duty Playboy bunnies? Where is the empowerment in a pair of crippling 6in heels? Again, cultural. I won’t deny it: Italian chic is essentially strumpet chic. Look at Gina Lollobrigida, or Sophia Loren, or Nancy Dell’Olio. All important, successful, powerful women, all of whom have occasionally been known to dress as though they charge by the hour. Odd? Not at all: that’s just what many Italian women are like (in that respect it is so much easier living in Britain: you can wear flat shoes to work). But I can assure you of one thing: they are not doing it for their men. They are doing it for themselves.

Perhaps the greatest exponent of Italian-style feminism is Donatella Versace. Not only is she an acclaimed businesswoman at the helm of a global design empire, she also dresses in her own flamboyant manner. Stylistically, there is very little difference between her and the women whose accusations Berlusconi is so ardently denying. Yet there is nothing defenceless or downtrodden about Versace. That is just what she happens to like wearing — and why not?

So. Back to Berlusconi. A silly old man, overindulged by an entire nation of similarly overindulged men and over-indulgent women. In a country where politics is often a sinister, deadly business (see Paolo Sorrentino’s 2008 film Il Divo, about the mafia connections of one of Berlusconi’s predecessors, Giulio Andreotti, in this respect), a few pathetic fumblings may seem easy to overlook.

I suspect, however, that Italy will not let this one pass. For there is one thing that Italians cannot abide. Already all the Italian newspapers are talking about it, and it will become increasingly inescapable as the G8 summit in L’Aquila approaches next month: humiliation in the foreign media. At least a Mafia scandal has a certain cinematic whiff to it; being caught with your pants down in front of the world is just such brutta figura. And that, in Italy, is a truly unforgivable sin.

So even with all Berlusconi’s power and wealth, the people who hold in their hands the reins of this story, and therefore the future direction of his political career, are women. The women — Patrizia D’Addario and Lucia Rossini, to name but two — whom he tried so crassly to exploit. Escorts-cum-models they may be, but they are not to be underestimated.

Whatever the truth of the business transactions that may have passed between them, Berlusconi’s biggest error was to misjudge them.

He's a cabaret turn...

Lina Sotis Columnist for Corriere della Sera

The whole affair with Berlusconi and his "babes" would have been unthinkable in Italy in the 1950s and 1960s but since then Italy has lost its grande borghesia — its upper middle classes — who would never have allowed a person like Berlusconi to become Prime Minister. If Italy still had a strong middle class, Berlusconi would be nobody.

Berlusconi, through his ownership of the media and his manipulation of the political system, bears some responsibility for the erosion of those old-fashioned, proper values. The middle and lower classes in Italy have considerable admiration for Berlusconi — they find him simpatico, furbo (cunning, clever in a wideboy sort of way), figo (cool) and he is often compared to Alberto Sordi (the popular Roman actor) who best personified the vices of the Italians – their vulgar admiration for money, wealth, excess, easy women and so on.

What do Italian women think of Berlusconi? You have to distinguish between orizontali ("horizontal") and verticali ("vertical"). Orizontali, by far the majority, admire him and are amused by his antics because they dream only of getting on television, having their pictures in the magazines and getting jewels and clothes, etc. The verticali, those who work, care for their families and are engaged with their lives in a conscious fashion, regard him as a cabaret turn.

Lucia Annunciata, columnist for La Stampa

In my grandmother’s generation women didn’t go to the beach, and women of my mother’s generation tended to stay at home. Even after the war Italy wasn’t so different from a Muslim country in terms of gender relations. When I was young, for example, women who had been raped would still be expected to marry their rapists. The turning point came in the 1960s in a famous case when a woman who was abducted and raped refused to marry her assailant. Things may seem to have changed but there is still very little respect accorded to women. They are under-represented in Parliament and in the workplace, especially on the boards of firms.

Part of Berlucsoni’s genius is that he perfectly represents what Italians are like underneath, whatever they may want to portray on the surface. He sums up the hidden spirit of the country. Two days ago, for example, a prominent male journalist said publicly at an awards ceremony that "Berlusconi represents hope for all men that they will still be f***ing in their 70s".

He is respected because he appeals to a part of the Italian soul. Although he may shock the British and Americans, most Italians just think, "how cute!". Anyone who thinks they can make a joke of Berlusconi is wrong.

Many women don’t have the confidence to push themselves forward. There was never the same appetite among Italian women as among American or British women to forge equality in the workplace. The number of women who are stay-at-home mothers in Italy is incredible. The State has not provided adequate kindergartens, childcare facilities and so on.

I don’t think of Berlusconi’s behaviour as a moral issue. It is simply inappropriate for a head of state. The former President of the Czech Republic, Mirek Topolanik, for example, was photographed at Berlusconi’s villa, naked and in a state of arousal, surrounded by topless women. It is damaging for the country’s image. Berlusconi’s derogatory remarks and behaviour towards women is just a small part of this and a lot of powerful men do the same. But Berlusconi has made his own money and feels entitled to behave as he pleases. Someone like Agnelli would never have behaved in this way.

Natalia Aspesi Columnist for la Reppublica

Italy has been ruined by television — this sort of glamorous, frivolous world — and Berlusconi is very much from that world. Italians are impressed by his wealth and say ‘He’s so rich that he won’t steal’, but they don’t see that it is his changes to the law that have made him rich. When they see him and these girls, most men want to be like him.

Italy is facing an economic crisis and the first to pay are often women, accused of taking jobs. This way of thinking makes women goods again. It’s clear that to enter Parliament, to become a minister, to go to Europe, you just have to be under 30 and very pretty and perhaps have gone to bed with someone. There is a recession in the value of women that corresponds exactly to the economic recession.

Television has many programmes now that are presented by men surrounded by pretty, scantily dressed girls. They are known as "showgirls" or velline. This all dates from when private TV channels arrived [controlled by Berlusconi’s Mediaset].

No one in Italy cared that Noemi Letizia was only 15 [when Berlusconi met her]. On the streets of Italy the most popular prostitutes are 14 and 15-year-olds.

Our country has changed extremely rapidly. We were not like this even ten years ago. We were a normal country. There was a morality.

 

L'UNITA'

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http://www.unita.it

2009-06-24

Famiglia Cristiana: 'Superata ogni decenza, la Chiesa parli'

Il "limite della decenza" è stato superato nel comportamento "indifendibile" dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e la Chiesa italiana "non può ignorare l'emergenza morale": è quanto afferma il direttore di "Famiglia Cristiana", don Antonio Sciortino, rispondendo alle lettere dei lettori disorientati di fronte allo scandalo delle cosiddette 'escort'.

23 giugno 2009

 

 

Berlusconi ammette il rapporto con Patrizia

"Dietro l'inchiesta di Bari c'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D'Addario". Lo dice il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un'intervista esclusiva al direttore di "Chi" Alfonso Signorini, che il settimanale pubblica domani.

"Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c'è il piacere della conquista", aggiunge
il premier, che alla domanda di Alfonso Signorini: "Non si era reso conto che potesse essere una prostituta d'alto bordo che voleva tenderle una trappola?" risponde: "Se sospettassi di una persona una cosa del genere, le starei lontano mille miglia".

E ancora: - "Sono un garantista e per questo sospendo ogni giudizio". Lo dice il premier a proposito di Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore al centro dell'inchiesta di Bari. "L'ho conosciuto la scorsa estate in Sardegna e mi è stato presentato come un imprenditore serio e stimato. Ora che è al centro di un'indagine penso che per lui, come per ogni cittadino coinvolto in un'azione giudiziaria, debba valere la presunzione di innocenza".

Berlusconi, dunque, ammette il rapporto con la D'addario e ritira fuori il complotto. Poi parla anche della signora Lario. "È stata una ferita molto dolorosa. Non so se il tempo potrà rimarginarla. Quello che è certo - spiega al settimanale diretto da Alfonso Signorini - è che la nostra è stata una grande storia d'amore. E le vere storie d'amore non si cancellano mai. Sono sereno. Sono triste, ma sereno". Quindi parla del rapporto con i figli: "Il dolore per il fango che hanno provato a gettarci addosso ci ha unito ancora di più. La risposta di tutti i miei figli di fronte alle incredibili affermazioni del leader dell'opposizione è stata per me la più
grande gioia da molto tempo a questa parte".

Come un fiume in piena, Berlusconi parla, non si assume alcuna responsabilità. E accusa. "Non ho nulla di cui dovermi scusare
con nessuno. Non c'è nulla nella mia vita privata di cui io mi debba scusare. Sono, invece, in tanti, dagli editori ai direttori dei principali quotidiani italiani, che debbono vergognarsi e che dovrebbero scusarsi con me. Ma non lo faranno certo. Perderanno credibilità e lettori".

"Nessuno dei miei ospiti è mai stato sottoposto a una perquisizione personale. Se poi qualcuno abusa della mia cortesa e della mia buona fede e viola la mia privacy, questo è un comportamento che squalifica lui, non me". il settimanale pubblica domani. Il premier interviene anche sulla polemica sui servizi segreti che avrebbero permesso al fotografo Antonello Zappadu di violare la privacy di Villa Certosa: "Penso che i servizi segreti siano stati occupati in cose più serie delle foto di Zappadu".

23 giugno 2009

 

 

 

 

Nuove rivelazioni sulle "feste" del premier

Belle donne giovani e meno giovani che aspirano a diventare famose nel mondo dello spettacolo e che nel frattempo si accontentano di fare le escort e le accompagnatrici di lusso; imprenditori lanciati nel jet set politico-imprenditoriale, che fanno favori per ottenerne altri in cambio, e personaggi che attorno a questo mondo gravitano come meteore. È la variegata popolazione che anima l'inchiesta della procura di Bari che, indagando su presunte corruzioni nelle forniture sanitarie, è incappata in un giro di ragazze che sarebbero state portate a pagamento nelle residenze di Silvio Berlusconi a Roma e in Sardegna per partecipare a feste e cene con il premier.

E dalle indagini della procura di Bari emerge che l'accesso a Palazzo Grazioli durante le feste organizzate dal premier era "incontrollato". Questa circostanza viene ritenuta "molto preoccupante" da fonti vicine alle indagini della procura di Bari sul giro di ragazze che, a pagamento, partecipavano alle feste date dal premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli.

I PERSONAGGI DELL'INCHIESTA

GIUSEPPE SCELSI
È sostituto procuratore della Dda di Bari. Da quando è scoppiato il caso sui giornali è scomparso da palazzo di giustizia ed ufficialmente è in ferie. Magistrato di esperienza, tra le ultime inchieste ci sono quelle sul premier del Montenegro, Djukanovic per associazione mafiosa e contrabbando (archiviata) e quella sul naufragio con 600 morti di due barconi carichi di immigrati avvenuto a fine aprile scorso nel Mediterraneo. Iscritto a Magistratura Democratica, negli anni '90 fece parte con Alberto Maritati (oggi senatore Pd), del pool di magistrati che fece arrestare il "re Mida" della sanità privata pugliese, Francesco Cavallari.

GIANPAOLO TARANTINI
Imprenditore barese della sanità di 34 anni, è il fulcro della vicenda. È indagato per induzione alla prostituzione con l'accusa di aver portato a pagamento belle donne a feste organizzate in casa di Berlusconi. Lo proverebbero intercettazioni telefoniche fatte dalla procura mentre indagava sulla vicenda sanità. Tarantini ieri ha negato di avere mai pagato le donne cui, sostiene, ha solo riconosciuto rimborsi spese per i viaggi. Viene descritto come amante della bella vita, ma lui nega di avere un tenore di vità molto alto. Avrebbe conosciuto Berlusconi durante una vacanza in Sardegna, nell'agosto 2008, quando avrebbe preso in fitto una villa vicina a villa Certosa per 100.000 euro al mese.

PATRIZIA D'ADDARIO
Ha 42 anni. Volto noto in città tra chi frequenta locali alla moda, ha un passato con alcune partecipazioni a spettacoli e show in tv locali, un calendario sexy, e un presente da "escort". È la donna che ha reso pubblico il caso raccontando con una intervista al Corriere della Sera i particolari delle sue partecipazioni a pagamento a due feste del premier a Palazzo Grazioli. Al termine di una di queste, racconta anche di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi. A supporto della sua versione ci sarebbero registrazioni audio nelle quali si sentirebbe anche la voce di Berlusconi e foto che la donna avrebbe fatto a Palazzo Grazioli. Tarantini le avrebbe dato mille euro per la prima festa e 2.000 per la seconda, che aveva avuto un seguito privato.

BARBARA MONTEREALE
Ha 23 anni, e vive a Modugno, vicino Bari. È amica di Patrizia e racconta di essere andata con lei alla festa a palazzo Grazioli (il 4 novembre 2008) la sera in cui la D'Addario si fermò a dormire; lei invece tornò in albergo. Ha deciso di farsi intervistare per precisare che lei è solo "una ragazza immagine", partecipa a feste ma non è una "escort" come Patrizia. Berlusconi lo avrebbe rivisto anche a Villa Certosa, in Sardegna, dove il premier le avrebbe regalato 10.000 euro avendo saputo che aveva difficoltà economiche. Ha mostrato e si è fatta fotografare con i monili a forma di farfalla e tartaruga che le avrebbe regalato il premier. Ha raccontato di essere stata invitata una seconda volta in Sardegna ma che il viaggio sfumò per la morte della sorella di Berlusconi.

LUCIA ROSSINI
Ha 30 anni vive a Bari ma ha vissuto a lungo a Torino. È la terza ragazza che avrebbe partecipato alla festa a palazzo Grazioli la sera dell'elezione di Barak Obama e ha confermato la versione fornita dalle altre. Rossini ha dichiarato di non aver ricevuto alcun compenso per accompagnare Tarantini e le altre ragazze alla cena col premier.

MARIA TERESA (Terry) DE NICOLÒ
Ha 40 anni, vive a Milano, e secondo alcune indiscrezioni potrebbe essere anche lei indagata per induzione alla prostituzione perchè avrebbe organizzato la partecipazione di alcune ragazze a varie feste. Attorno a questa storia girano nomi di altre ragazze, come Eva, di autisti e collaboratori. Ci sarebbe Dino, autista di Tarantini, che avrebbe accompagnato in auto le ragazze tra gli alberghi in cui erano ospitate a Roma e Palazzo Grazioli, e Alessandro Mannarini, quarantenne benestante salentino che fu assunto l'anno scorso da maggio a settembre da Tarantini come autista e che sarebbe indagato per detenzione di stupefacenti in un'altra indagine.

21 giugno 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il SOLE 24 ORE

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2009-06-24

Villa Certosa: il pm di Tempio Pausania dispone il sequestro delle foto di Zappadu

Dovranno essere sequestrate le fotografie, del fotoreporter Antonello Zappadu. L'ha disposto il giudice delle indagini preliminari di Tempio Pausania, Vincenzo Cristiano, accogliendo l'istanza del pm Elisa Calligaris, secondo la quale le immagini sono il risultato di una condotta illecita con intrusione nella vita privata di Silvio Berlusconi e dei suoi ospiti, attraverso un potente teleobiettivo che di fatto avrebbe violato privacy all'interno di Villa Certosa. La notizia è stata confermata dall'avv. Franco Luigi Satta, che affianca nella causa Nicolò Ghedini. "È stata accolta la nostra richiesta di sequestro delle oltre cinque mila foto di cui in più occasioni ha parlato Zappadu e di quelle eventualmente in suo possesso riconducibili alla medesimo comportamento - ha spiegato il penalista sardo che ha appreso stamani in Tribunale della decisione assunta nella tarda serata di ieri dal Gip -. Se le foto si dovessero trovare realmente in Colombia sarà però difficile eseguire il provvedimento". Il fotoreporter - che ha detto al telefono di non essere stato ancora informato della decisione del Gip - aveva, infatti, reso noto nei giorni scorsi che tutti gli scatti erano stati ceduti a un'agenzia con sede in Colombia. Il 18 giugno gli atti dalla Procura di Roma sono stati trasferiti a quella tempiese e nel fascicolo si ipotizzano i reati di violazione della privacy e tentata truffa. A questi i legali del premier hanno aggiunto il provvedimento del garante per il trattamento dei dati personali.

24 giugno 2009

 

 

 

Obama "monacale" in confronto a Berlusconi (Nyt)

di Elysa Fazzino

Barack Obama "positivamente monacale" in confronto a Silvio Berlusconi. E' il New Tork Times, in un commento di Maureen Dowd, a tranquillizzare gli americani sui vizi del presidente Barak Obama. Una boccata di fumo, ogni tanto "non è il peggior difetto presidenziale immaginabile" scrive il quotidiano statunitense che, in un altro articolo, vede il premier italiano sulla difensiva: "Berlusconi si difende mentre la tolleranza dell'Italia si affievolisce". Rachel Donadio ricorda che il carisma di Berlusconi – "tanto showman quanto uomo di Stato" - è sempre stato al centro della sua attrattiva. E aggiunge che gli italiani tendono a essere indulgenti nei confronti di vite personali che farebbero cadere i politici altrove. Ma negli ultimi giorni è scoppiato un nuovo scandalo e, secondo il Nyt, vedere " la residenza del Primo ministro dipinta come una Playboy Mansion" ha "cambiato gli umori dell'opinione pubblica in Italia". Il quotidiano cita Stefano Folli del Sole 24 Ore, che ha definito lo scandalo è un punto di debolezza politica.
La vicenda di Silvio Berlusconi è ancora su molti giornali stranieri che registrano gli sviluppi di cronaca. Il Times registra la smentita di Berlusconi che ha negato l'accusa di avere pagato donne per fare sesso a casa sua. Secondo il quotidiano "aumenta la pressione sul primo ministro perché spieghi le sue azioni tra aspre accuse che abbia intrattenuto escort e ragazze-squillo a casa sua". Il quotidiano britannico mette in evidenza gli attacchi della stampa cattolica e coglie segnali di malessere politico: "Con nuove accuse che emergono quotidianamente, i commentatori hanno espresso la preoccupazione che lo scandalo minacci di compromettere la capacità del Primo Ministro di governare. I suoi sostenitori temono un calo nel sostegno cattolico…".

Sull'inchiesta di Bari, il Times pubblica un altro servizio, "Nicola D legato alle escort che si presume siano state pagate per incontrare Silvio Berlusconi". L'articolo precisa però che Berlusconi non è sotto indagine e che non risulta sia implicato in prostituzione o droga. Una scelta diversa da quella di El Pais, che sulla homepage titola: "L'ombra della cocaina plana su Berlusconi".

Come il Times, anche la Bbc titola sulla smentita di Berlusconi nell'intervista al settimanale Chi e descrive un premier "sotto pressione", aggiungendo però che non si è trovato di fronte a molto sdegno da parte dell'opinione pubblica in Italia. "I corrispondenti dicono che molti italiani ammirano Berlusconi per il suo successo, il potere, i soldi e la chance di circondarsi di belle donne, se così vuole".

Sul Guardian viene pubblicato un commento di Anna Masera: "Berlusconi ha trasformato l'Italia in uno show tv.
Ora sta pagando". On line c'è una corrispondenza audio di Tom Kington, che registra un "chiaro disagio tra molti degli alleati" di Berlusconi.

Per l'Independent è "il trionfo di Silvio Teflon": Berlusconi ha ottenuto un successo elettorale e "può respirare di nuovo". Nonostante i titoli accusatori nei suoi confronti, "niente sembra attaccarsi al Primo ministro italiano" come se fosse rivestito di materiale antiaderente.
Secondo Peter Popham, il premier si è scrollato di dosso la pressione con la "convincente vittoria" alle elezioni provinciali e comunali. Ma c'è comunque il distacco dell'osservatore britannico: "Al di là dei confini italiani", scrive l'Independent, "potrebbe sembrare inconcepibile che un leader nazionale eletto possa comportarsi come un antico imperatore romano senza affrontare gravi conseguenze politiche". Ma in Italia, "l'umanità fallibile di Berlusconi e il fatto che non sia così ossessionato dai giochi di potere da non avere tempo per le cose più dolci della vita sono considerati da molti come punti a suo favore".

Popham spiega tuttavia che il risultato elettorale è più complesso e sfumato, con l'aumento dell'astensionismo. Si deve anche a Berlusconi, secondo il quotidiano, se l'opinione popolare sui politici è scesa a un nuovo minimo, con il 25% di gente che associa alla politica "disgusto" e il 22% "rabbia". In definitiva, il premier "non è fuori dai guai". L'articolo osserva che la vicinanza dello scandalo al vertice del G8 ravviva "spiacevoli ricordi" per Berlusconi: a un summit nel 1994 gli fu recapitato il mandato di cattura per corruzione e poco dopo si dimise.

L'Independent ospita anche un commento di Antonio Polito, direttore de Il Riformista; "Berlusconi sopravvive perché l'opposizione è ineleggibile".

Il sito del quotidiano spagnolo El Mundo, oltre alle notizie di cronaca "mai pagato per nessuna donna", contiene un commento intitolato "L'utilizzatore finale". Lucia Mendez critica il modello televisivo imposto da Berlusconi alla società italiana. E conclude dicendo che certamente "papi" sta studiando come e perché cadde l'Impero Romano.

Tra i media americani, dà spazio alla vicenda anche il Wall Street Journal. "Berlusconi nega pagamenti a donne", è il titolo del Wsj, che come il britannico Times appartiene all''impero mediatico di Rupert Murdoch, rivale d'affari del Cavaliere. Il Wsj ha avuto la traduzione in inglese dell'intervista a Chi, fornita dalla stessa casa editrice, la Mondadori. La smentita è "l'ultimo sforzo per placare la tempesta politica sulla sua vita politica".

20 Giugno 2009

 

 

 

 

 

 

Famiglia Cristiana a Berlusconi:
"C'è un limite alla decenza"

23 giugno 2009

A tutto c'è un limite e "quel limite di decenza", nelle vicende private di Berlusconi, "è stato superato", secondo "Famiglia cristiana". "Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa del "buon governo" per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un "lodo", tanto meno chiedergli l'"immunità morale"", afferma il direttore del settimanale cattolico, don Antonio Sciortino, nelle risposte alle domande dei lettori. "La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni".
"Chi ha l'onore e l'onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica - prosegue il settimanale dei Paolini - è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza "distrazioni", che un capo di Governo non può permettersi". Non solo: "A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti "gaudenti e libertini", o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?. Oggi, per "Famiglia cristiana", il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita di maggiore sobrietà, coerenza e rispetto delle regole. E, soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente, con i fatti.
La Chiesa, da parte sua, "non può abdicare alla sua missione e ignorare l'emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. I cristiani (come dimostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell`Italia, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno "disincantata". Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare". Don Sciortino si augura che "quanto prima", da una "politica da camera da letto" si passi alla vera politica delle "camere del Parlamento", "restituite alla loro dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno".

23 giugno 2009

 

 

 

 

Berlusconi: "La D'Addario ha un preciso mandato contro di me"

23 giugno 2009

"Dietro l'inchiesta di Bari c'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D'Addario". Lo dice il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un'intervista esclusiva al direttore di "Chi" Alfonso Signorini, che il settimanale pubblica domani. "Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c'è il piacere della conquista", aggiunge il premier, che alla domanda di Alfonso Signorini: "Non si era reso conto che potesse essere una prostituta d'alto bordo che voleva tenderle una trappola?" risponde: "Se sospettassi di una persona una cosa del genere, le starei lontano mille miglia".

Per quanto riguarda l'imprenditore Gianpaolo Tarantini, al centro dell'inchiesta di Bari, Berlusconi dice: "Sono un garantista e per questo sospendo ogni giudizio". "L'ho conosciuto la scorsa estate in Sardegna - continua il premier - e mi è stato presentato come un imprenditore serio e stimato. Ora che è al centro di un`indagine - conclude Berlusconi - penso che per lui, come per ogni cittadino coinvolto in un`azione giudiziaria, debba valere la presunzione di innocenza".

 

 

 

 

 

Guardian: Berlusconi politico più sessista d'Europa

di Elysa Fazzino

Duro editoriale del Guardian contro Silvio Berlusconi, che si conquista la palma del politico più sessista d'Europa. "Se si svolgesse un concorso per scegliere il politico più sessista d’Europa", scrive l’autorevole quotidiano britannico, "senza dubbio vincerebbe Silvio Berlusconi".

E’ stato Berlusconi, ricorda l’editoriale, a definire "troppo rosa" il governo spagnolo, a dire che non ci sono abbastanza soldati per prevenire gli stupri perché in Italia ci sono troppe belle donne, a suggerire alle aziende straniere di stabilirsi in Italia perché le segretarie italiane sono le più attraenti del mondo.

A chi obietta che sono solo battute, "anche il suo comportamento verso le donne nella sua vita è stato molto criticato, non da ultimo da sua moglie", scrive il Guardian. "Così", continua, "ben ci sta che un crescente scandalo riguardante una serie di bellissime donne sia causa di imbarazzo, e forse più che imbarazzo, per un leader che sperava di concentrarsi sui suoi doveri di uomo di Stato come ospite del G8".

"Il suo atteggiamento verso le donne", secondo il quotidiano britannico, è solo una delle ragioni per cui gli italiani non avrebbero dovuto metterlo al potere per tre volte. Il Guardian cita le altre ragioni: il conflitto di interessi tra i suoi interessi nei media e la sua posizione politica, i suoi attacchi al Parlamento e ai magistrati, il suo uso della maggioranza per garantirsi l’immunità, l’inazione contro il crimine organizzato, "la malagestione economica" e le "riforme illiberali" in cantiere.

"Ma il successo di Berlusconi – continua l’editoriale - è il prodotto, più che la causa, del crollo del sistema politico dell’Italia, un crollo che ha fatalmente indebolito sia la sinistra che il centro, lasciando campo libero agli opportunisti e agli xenofobi". Per il Guardian è "una tragedia" che le inchieste di "Mani Pulite" contro la corruzione politica, che promettevano grande rinnovamento, abbiano portato l’Italia a questo punto. "La promessa di Berlusconi di portare stabilità in Italia", conclude il quotidiano, "significa solo che l’Italia e il resto d’Europa dovranno sopportarlo ancora per un po’".

Anche il Times mette oggi sotto tiro l’atteggiamento del premier italiano verso le donne. Tre eloquenti titoli: "L'Italia di Berlusconi mostra uno strano tipo di femminismo"; "L'Italia si è finalmente stancata del sessismo di Berlusconi? ". "Le accademiche contrattaccano il "sessista" Silvio Berlusconi".

23 Giugno 2009

 

 

AAA aspirante velina offresi

di Chiara Beghelli e Serena Danna

"Fino ad agosto il lavoro ce l'ho: faccio la baby sitter dalle 8 del mattino alle 3 del pomeriggio per 450 euro al mese. Se pensi che una volta per fare la figurante in un film mi hanno dato quasi duemila euro per due settimane, non c'è paragone". Simona Vecci, 22 anni, nata e cresciuta al Prenestino, periferia est di Roma, ha due passioni: i bambini e Monica Bellucci. Così, mentre di giorno lavora per pagarsi la scuola di puericultrice, di notte sogna di diventare la moglie di Vincent Cassel.
A portarla nel mondo dei casting per la televisione - Simona è una dei 165mila ragazzi che negli ultimi dieci ha partecipato alle selezioni del Grande Fratello, ndr - è stata sua mamma che da anni fa provini tra Cinecittà e "dove la chiamano", condividendo l'attesa delle lunghe file insieme a elettricisti, operai, ristoratori e tutto il mondo di aspiranti "saranno famosi" che costituiscono la galassia del Yes we can all'italiana.
"In famiglia siamo cinque - racconta Simona con la voce bassa per non svegliare il piccolo - e con la nonna anziana e papà in cassa integrazione, mamma con i provini si svaga un po'". Forse non ha mai visto "Bellissima" di Luchino Visconti, dove una struggente Anna Magnani vuole a tutti i costi far diventare la propria figlia una diva del cinema, ma Simona conosce a memoria tutte le canzoni di Gigi D'Alessio. "Un'agenzia trovata su internet - racconta- mi aveva assicurato la partecipazione a un casting di modelle per cinque milioni di lire. Mi dicevano "non ti preoccupare, dopo ti prendono sicuro" ma io non capivo come poteva essere: sono carina ma sono alta solo 1 metro e 55, non posso mica fare la modella. L'attrice sì, ma non protagonista".

Casting, le avventure dei ragazzi fra sogni, avvocati e ricatti sessuali
A Fabiana I., 24 anni di Aprilia, di soldi ne hanno chiesti di più: 3000 euro per dei corsi di recitazione "a colpo sicuro". "I miei genitori hanno firmato le cambiali, poi parlando con le amiche ho scoperto che era una bufala e abbiamo pure dovuto pagare l'avvocato". Da allora ha capito che "le agenzie serie non si trovano su internet". Non le interessa fare la velina: "Al massimo farei il Grande Fratello - spiega - ma solo perché così è più facile, io non sono come certe mie amiche che mettono su Youtube i video per promuoversi". Fabiana ama il teatro e non è disposta ad arrivarci da tutti i corridoi. Superati i primi ostacoli, per alcune il metodo più facile è "fidanzarsi con i calciatori". Lo dice una "meteorina" del Tg4 che chiede l'anonimato perché "si arrabbiano moltissimo se parliamo con i giornalisti in questo periodo".
Chi non ha paura di parlare è Claudio Suriano, 29 anni, che a settembre pubblicherà il suo primo cd. Arriva da Melfi, dove ha lasciato un fratello operaio della Fiat e la mamma fisioterapista. La sorella "è scappata a Rimini" mentre il papà, un maresciallo dei vigili, se ne è andato due anni fa. Claudio, che accosta con disinvoltura Loretta Goggi a Madonna, ha sempre cantato e ballato, e quando è arrivato a Roma per studiare al Dams, ha pensato che "doveva farsi vedere". Così ha iniziato il solito giro di casting e audizioni. E porte in faccia: "Ho avuto due brutti episodi: un produttore discografico e un dj mi hanno fatto delle avances facendomi capire chiaramente che quello era l'unico modo per dare forma al mio sogno". E invece, dopo la pubblicazione sugli store musicali online Beatport e iTunes, adesso il suo singolo sta per arrivare nelle mani di una major.

Il mondo dei provini sul web
Ma è internet la vetrina privilegiata per le facce nuove: ad esempio su ilcandidato.tv ragazzi e ragazze possono caricare foto e lasciare una piccola descrizione di sé. L'ha fatto Solecaliente, milanese trentunenne, "imprenditore con diploma di scuola superiore" che si definisce "estroverso e soprattutto altruista". Due aggettivi ricorrenti nei curricula online, insieme a "solare", "spontaneo", "dinamico", "amante dei viaggi e dello sport". Bebbo, 33 anni di Reggio Calabria, si immagina un po' Al Pacino in Carlito's way: è lui il più cliccato del portale, forse grazie a quelle foto che lo immortalano con i Rayban a specchio sullo sfondo di condomini da prima periferia.
Sono i ragazzi la sorpresa dei casting, conferma Gabriele Bertone di Agenzie associate (rete che comprende anche New Faces, First e Model Company): "Hanno superato le ragazze negli ultimi due anni perché non si vergognano più di entrare in un mondo tradizionalmente femminile". L'età media è di 22-23 anni e di solito quelli che arrivano senza esperienza si dividono in due sotto-categorie: "C'è chi si presenta con curriculum e foto che testimoniano le apparizioni nelle tv locali o in sfilate di provincia, e chi pensa che avere una bella faccia sia di per sé sufficiente". La selezione, però, è spietata: "Ogni anno riceviamo decine di migliaia di candidature, ma solo il 3-4 per cento di chi le manda entra in agenzia".

I più smaliziati? I ragazzi senza esperienze professionali
Anche Enrico De Angelini, direttore casting Rti, crede che "i ragazzi senza esperienza sono più smaliziati. La media dei giovani spera di emergere senza dover dimostrare un particolare talento. Ogni anno organizziamo 45/50 casting, ai quali partecipano circa 3mila persone. Tra attori, cantanti e ballerini solo il 20% sono volti nuovi; ma per tutte le altre categorie la proporzione si inverte".
I ruoli più gettonati per i programmi Mediaset sono la show girl, i tronisti, il partecipante non vip ai reality. In dieci anni di "Grande Fratello" la Endemol ha "provinato" 165mila persone: una Reggio Emilia di aspiranti che ha riempito discoteche e centri commerciali di tutta Italia, un popolo dai 18 ai 62 anni (record di anzianità a Filippo Orlando, pensionato messinese del GF8) di operai, studenti, commessi, barman, operatori di call center, disoccupati, coppie di fidanzati, fratelli, persino amanti che volevano entrare nella casa per svelare la loro relazione. Anche se la motivazione che si sente più spesso, dicono da Endemol, è "poter dire "grazie" a tutti quelli che mi hanno votato da casa".

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IL CASTING IN CIFRE

165mila - Partecipanti ai provini del Gf
Tutti coloro che in 10 anni – fino al gennaio 2009 – hanno partecipato ai provini del Grande fratello (Fonte: Endemol)

3-4% - Candidati scelti dalle agenzie
Di decine di migliaia di candidature inviate ogni anno, solo questa quota riesce ad entrare in un'agenzia (Fonte: Agenzie Associate)

80% - Professionisti
È questa la quota di professionisti nei casting per le posizioni di attore, cantante e ballerino

20% - Volti nuovi
È questa la percentuale di facce nuove nei casting relativi alle posizioni di attore, cantante e ballerino. (Fonte: Direzione casting Rti)

23 Giugno 2009

 

 

 

 

 

Le feste da Berlusconi: a Bari indagini sugli appalti

dall'inviato Carmine Fotina

La più piccola delle Asl pugliesi era il più prezioso dei committenti. Per la Procura di Bari il maxi-appalto che la Tecno Hospital dei fratelli Tarantini si era assicurato dall'azienda sanitaria di Barletta-Andria-Trani, 2 milioni di euro in tre anni, merita un accurato accertamento. Prima di cedere le sue quote nella società di famiglia, Gianpaolo aveva conquistato con il fratello minore Claudio un'ottima fornitura nel settore delle protesi ortopediche, quasi stracciando la concorrenza: 625mila euro per il 2006, 693mila euro per il 2007, 672mila per il 2008, un quinto di quanto l'Asl ha versato nello stesso periodo a 24 aziende fornitrici di protesi.
La "Tecno Hospital di Tattoli srl" si è fatta largo negli anni proponendo una linea ortopedica (placche, protesi anca, ginocchio) e una linea di chirurgia plastica (protesi mammarie, protesi viso, espansori mammari, espansori tissutali). Il sospetto dei pm è che l'ascesa dell'azienda di Gianpaolo e Claudio non sia stata solo frutto della buona vena di imprenditori. Gianpaolo in particolare avrebbe curato le pubbliche relazioni organizzando anche serate con escort professioniste in un appartamento del centro di Bari. Ci sono intercettazioni ambientali in cui comparirebbe il nome di Sandro Frisullo (Pd), vicepresidente della Regione e assessore all'Industria, e sarebbero coinvolti anche medici e dirigenti della sanità locale. A condurre gli accertamenti sul maxi-appalto dell'Asl Bat è il sostituto procuratore Dda Desirèè Digeronimo, lo stesso magistrato che indaga per associazione a delinquere, corruzione, falso, truffa e millantato credito sulla sanità pugliese (inchiesta in cui sono indagati l'ex assessore alla Sanità Alberto Tedesco del Pd e il d.g. dell'Asl Bari Lea Cosentino oltre 12 tra altri funzionari Asl e imprenditori impegnati nei servizi di riabilitazione domiciliare).
Di certo Gianpaolo Tarantini in questi anni ha curato con dovizia bipartisan le relazioni diplomatiche con i politici locali. La Guardia di Finanza intende verificare se sia stato lui a finanziare una cena elettorale con Frisullo ed esponenti Pd nel marzo del 2008. Singolare coincidenza temporale con il congresso del Pdl, al quale Gianpaolo avrebbe partecipato in terza fila per poi pranzare in una sala riservata con alcuni esponenti del centro-destra. In quello stesso giorno, secondo una fonte presente al congresso, Tarantini avrebbe accompagnato Vincenzo De Bustis, ex numero uno di Deutsche Bank Italia e poi proprietario della Banca Federiciana di Andria, a un breve incontro con il premier Silvio Berlusconi. La sera invece, secondo la stessa fonte, Tarantini avrebbe cenato con Paolo Berlusconi, fratello del presidente del Consiglio.
Ottimo amico di diversi esponenti del Pd locale, Tarantini non avrebbe disdegnato dunque di tessere buoni rapporti anche con il centro-destra. Prima ancora dell'estate sarda del 2008 che ha rappresentato il salto di qualità grazie all'incontro con Berlusconi, Tarantini aveva cementato negli anni un'amicizia con Luigi Lobuono, candidato sindaco a Bari nel 2004 contro Emiliano ed ex presidente della Fiera del Levante. Con Lobuono, il giovane Gianpaolo ha creato una società nel 2004, Adrimare srl, attiva nell'energia e nelle tlc, provando a diversificare il vecchio business della sanità. Buon amico anche di Tato Greco, l'imprenditore della Tecno Hospital avrebbe invece faticato ad entrare nelle simpatie di Raffaele Fitto, ex presidente della Regione Puglia. Con qualche amico, anzi, Tarantini si sarebbe perfino vantato di aver migliorato i rapporti con l'attuale ministro per gli Affari regionali soltanto dopo che, grazie alle sue frequenti presenze a Palazzo Grazioli, aveva stretto un rapporto personale con Berlusconi. Non solo: Gianpaolo, in base a quanto ricostruito da alcuni politici del centro-destra, avrebbe fatto anche da mediatore per riconquistare Lobuono al Pdl dopo l'excursus con l'Udc.

(ha collaborato Ivan Cimmarusti)

 

 

 

 

 

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Responsabile Per. Ind. Giacomo Dalessandro

Riferimaneti Leggi e Normative : Michele Dalessandro - Organizzazione, impaginazione grafica: Francesca Dalessandro

 

 

 

 

BARI — La replica di Patrizia D'Addario all'accusa del premier di essere stata "mandata e retribuita" è secca: "Smentisco che ciò sia accaduto. Qualora l'onorevole Berlusconi sia in possesso della minima prova a sostegno della sua affermazione, lo invito a volerla trasmettere all'autorità giudiziaria. Se così non fosse vorrei pregarlo di astenersi da simili affermazioni". Reagisce duro la donna. Dopo essere rimasta "blindata" per una settimana, consapevole che ogni sua mossa sarebbe stata controllata e analizzata parla per rispondere "a frasi infamanti". E la rabbia monta "perché le altre si spacciano per ragazze-immagine e prendono soldi, mentre io che ho soltanto raccontato la verità vengo massacrata". C'è soprattutto un punto che Patrizia ribadisce: "Non sono stata io a presentare una denuncia. Il magistrato mi ha convocata perché voleva sapere che rapporti avessi con Gianpaolo e se lui mi avesse portata a palazzo Grazioli. È stato in quel momento che ho deciso di ammettere quanto appariva già evidente".

Il pubblico ministero aveva infatti ascoltato centinaia di conversazioni telefoniche dell'imprenditore barese che ingaggiava squillo da portare a feste e vacanze a Roma e a Villa Certosa in Sardegna. E lei, che in quei colloqui compare spesso, è stata chiamata come testimone. Non nega Patrizia di aver maturato in questi mesi risentimento nei confronti del premier "ma solo perché sono stata ingannata. La seconda volta che l'ho visto, quando ho trascorso la notte con lui, non ho preso soldi: mi sono fidata della sua promessa di aiutarmi a costruire il residence sul terreno della mia famiglia. È il cruccio della mia vita perché mio padre si è ucciso quando ha capito che non sarebbe riuscito a portare a termine quel progetto. Ci aveva investito tutti i suoi soldi, pur di realizzarlo aveva accumulato debiti. Undici anni fa, quando era ormai sull'orlo del fallimento, si è suicidato".

L'inchiesta della Procura di Bari va avanti e trova nuove conferme. Alcune ragazze hanno ammesso quanto emergeva già dalle intercettazioni: fine settimana trascorsi a Cortina in compagnia di facoltosi clienti nelle suite di alberghi di lusso oppure nella villa di un noto industriale. E soprattutto hanno confermato il ruolo di un "mediatore" che avrebbe aiutato Tarantini a organizzare le trasferte. Si chiama Max ed è l'uomo che gli ha presentato Patrizia. Nelle audiocassette che la donna ha consegnato due giorni fa, la voce di Max è stata registrata più volte. A metà ottobre 2008 fu lui a dirle che c'era una festa a Roma e poi la portò da Gianpaolo. L'accordo fu chiuso in meno di un'ora: "2.000 euro per una cena da Berlusconi", anche se poi Patrizia ne prese "soltanto 1.000 perché non ero rimasta". Max era ospite nella villa di Tarantini durante la vacanza in Sardegna nell'estate dello scorso anno e a metà agosto partecipò con lui alla cena per una sessantina di invitati a Villa Certosa. Portarono un gruppo di amici e lì trovarono Sabina Began, la donna ritenuta molto vicina al presidente del Consiglio che gli avrebbe presentato l'imprenditore barese. Un vorticoso giro di eventi mondani nel quale Patrizia è stata coinvolta e che adesso ha contribuito a svelare. "Sapevo che mi avrebbero accusata delle peggiori nefandezze — chiarisce — ma io sono inattaccabile perché ho sempre detto la verità e infatti Berlusconi non può negare le circostanze che ho rivelato. Io non sono in cerca di successo. Avevo soltanto chiesto un aiuto per finire la costruzione di quel residence. I ritardi mi hanno costretto a pagare un mutuo altissimo".

La donna — che il Pdl ha candidato alle elezioni comunali con la lista "La Puglia prima di tutto" — spiega che "tutti erano a conoscenza di quello che facevo per mantenere la mia famiglia, visto che da quando mio padre non c'è più sono io ad occuparmi di mia madre, oltre che di mia figlia. E se ho deciso di raccontare la verità l'ho fatto anche per loro. Ero stata chiamata dal magistrato e volevo che non ci fossero ombre. In questi mesi Tarantini mi ha chiesto più volte di tornare a Roma, gli ho detto di no perché il patto non era stato mantenuto. Lui sapeva che avevo le prove degli incontri e quando casa mia è stata svaligiata ho cominciato ad avere paura. Ho capito che non dovevo nascondere nulla di quanto era accaduto".

Fiorenza Sarzanini
24 giugno 2009

 

 

 

 

Un imprenditore racconta: mi ha fatto incontrare Bertolaso e Paolo Berlusconi

Affari e rapporti eccellenti:
la lobby di Tarantini

Il contratto Enrico Intini: una consulenza da 150 mila euro all’anno per "avere accesso a nuove opportunità"

 

Da uno dei nostri inviati Giovanni Bianconi

BARI — L’amicizia con Silvio Ber­lusconi, quel rapporto cordiale co­struito anche con le compagnie fem­minili che portava al seguito, era di­ventata un business per Gianpaolo Tarantini. Il vero "capitale sociale" della sua nuova azienda, la C.G.Con­sulting, inventata dopo la fuoriusci­ta dal settore delle protesi ortopedi­che. Il trentaquattrenne imprendito­re barese voleva diventare un lobby­sta, uno che fa affari procurando affa­ri. E le porte che gli si erano spalanca­te nelle residenze presidenziali — Vil­la Certosa, palazzo Grazioli, Arcore — erano divenute la principale carta da giocare nel suo lavoro. Chi lo afferma non è qualcuno che gli è nemico, anzi.

È uno di quelli che avevano deciso di puntare soldi sul giovane barese trapiantato a Ro­ma; per esempio un contratto di con­sulenza da 150.000 euro all’anno. Si tratta di Enrico Intini, 46 anni, ammi­nistratore delegato di un gruppo che porta il nome di famiglia, raccoglie 44 società, fattura 180 milioni annui e paga 3.400 dipendenti; sede princi­pale a Noci, pochi chilometri a sud di Bari, con succursali a Roma, in altre città italiane e estere. Con la Sma, l’azienda del Gruppo Intini che ha sottoscritto il contratto con la C.G. Consulting, offre sistemi e servizi per la protezione ambientale e la ge­stione di rischi naturali. Su Tarantini, Enrico Intini contava per avere accesso a nuove opportuni­tà. Il "re delle protesi" passato alle pubbliche relazioni non l’aveva por­tato (ancora) da Silvio Berlusconi, ma dal fratello Paolo sì. "Nel settore ospedaliero noi lavoriamo su un bre­vetto per la tracciabilità delle trasfu­sioni, che stiamo sperimentando in alcune regioni ma non ancora in Lombardia, e lì Paolo Berlusconi avrebbe potuto aiutarci", racconta. Era in attesa di una risposta, dopo due incontri avuti col fratello del pre­mier avvenuti circa un mese fa: "Il primo al caffè Strega, in via Veneto a Roma, il secondo a Milano, nella re­dazione de Il Giornale ".

Altro contatto importante è stato quello con Guido Bertolaso, il poten­te sottosegretario alla Protezione civi­le: "Loro hanno una short list, una sorta di elenco riservato di imprese da far intervenire in situazioni di emergenza, e a noi sarebbe piaciuto farne parte". Detto fatto. Alla fine del­lo scorso anno Tarantini ha accompa­gnato Intini da Bertolaso, nella sede romana del Dipartimento: "In quella riunione mi sono limitato all’esposi­zione delle nostre attività, che riguar­dano settori di loro interesse come la prevenzione degli incendi, poi non ho avuto più notizie". In quella e in altre occasioni, la per­cezione di Intini fu chiara: "Questi rapporti di Tarantini derivavano dal­la sua conoscenza di Berlusconi. Non c’è dubbio. Stiamo parlando di una frequentazione con un uomo poten­te, molto potente, e per un aspirante lobbysta è il massimo". Come altri che lo conoscono bene, anche il re­sponsabile del Gruppo Intini ricorda che l’imprenditore barese non face­va mistero di questa amicizia. Anzi, se ne vantava fin troppo. "Il capo del governo era il suo 'negozio', e lui non è mai stato una persona riserva­ta, tutt’altro.

Si dice che il segreto del successo è il segreto, ma Tarantini non ha seguito questo motto. Non riusciva a trattenere la gioia di aver imbastito questa relazione, e ormai c’era la fila per parlare con lui. Ovvia­mente per avere un aggancio con Ber­lusconi ". È ciò che gli ha fatto fare il passo più lungo della gamba, come riferi­scono i suoi amici. "È partito troppo veloce — spiega Intini —, forse avrebbe fatto meglio a cominciare con l’amicizia di qualche assessore, anziché del capo del governo in per­sona. Io che ho subito diversi traumi da crescita ho imparato a salire gradi­no dopo gradino. Non sono vittima dell’abbaglio dell’affare, ho i miei pia­ni industriali e mi affido a quelli. An­che perché non ho relazioni tali da comprare un certo tipo di rapporti". Ecco il motivo per cui, dopo aver­lo conosciuto un paio d’anni fa in una cena barese, l’amministratore del Gruppo Intini ha deciso di inve­stire del denaro sulle opportunità che poteva offrirgli quell’imprendito­re che diceva di essere tanto amico di Berlusconi. E che aveva dimostra­to di poterne ricavare relazioni im­portante. Mai sospettato che quel le­game passasse anche dalle belle ra­gazze con cui si presentava a casa del premier, come ammesso dallo stesso Tarantini? "Sinceramente no, non me ne ha mai parlato né io gliel’ho mai chiesto. Però Bari è una città pic­cola, e un po’ di chiacchiericcio sul suo conto c’era. Il cambiamento del­lo stile di vita si vedeva. Ma certe co­se è meglio non saperle", conclude Intini. E ride.


24 giugno 2009